ATTACCO HACKER AI SUPERMERCATII frigoriferi e i congelatori di mezza europa scongelano i prodotti che ormai sono da gettare

ATTACCO HACKER AI SUPERMERCATI

Il commerciante alza la saracinesca, accende la luce, controlla i frigoriferi e i congelatori, si prepara ad una giornata di lavoro.

È una prassi costante che riguarda centinaia, migliaia, milioni di esercenti in tutta Europa. Nell’immaginario collettivo un supermercato non è un luogo di attentati.

Al massimo, quando eravamo bambini noi, si sentiva qualche annuncio che diceva che il piccolo si era smarrito e si trovava alla cassa.

Siamo cresciuti così, seduti nei carrelli della spesa con le mamme che parlavano del più e del meno lamentandosi del costo della vita con il classico «signora mia non ce la si fa più».

A quel tempo non esisteva internet.

Da adulti abbiamo imparato ad avere a che fare con la rete e abbiamo preso dimestichezza con il termine hacker.

All’inizio, per i più grandi di noi, fu in quel war games in cui il computer fu sconfitto giocando a tris, poi con i virus, gli attacchi ai sistemi informatici.

ATTACCO HACKER AI SUPERMERCATI

Mai avremmo immaginato che l’attacco hacker lo avremmo incontrato nel supermercato sotto casa. Eppure è successo.

Una nuova frontiera che ci fornisce la plastica visione della complessità e della interconnessione.

Un supermercato come luogo del conflitto non lo avevamo mai immaginato. Un frigorifero come trincea non era neanche nei nostri incubi peggiori.

Evidentemente con questa nuova forma di guerra dobbiamo avere a che fare e dobbiamo prendere dimestichezza.

I congelatori di mezza Europa sono saltati, hanno iniziato a trasformarsi in forni scongelando i viveri che le massaie e i padri di famiglia avevano intenzione di acquistare. Vive- ri che adesso sono diventati utili soltanto per il macero.

Nei film ambientati nel medioevo ed in alcuni racconti storici, quando si descrive un assedio si vede che gli assedianti puntano anche alla morte per fame degli assediati.

In sostanza oggi la stessa cosa si può realizzare e la si sta realizzando con un tasto che ordina ai computer dei frigoriferi di riscaldarsi.

L’IMPORTANZA DELLA CYBERSECURITY

Ormai tutto è controllato a distanza.

Se accendi un automobile di ultima generazione ti accorgi che puoi chiedere ad un radar di guidare la tua velocità, la distanza dagli altri veicoli e la centralizzazione della corsia.

I treni, gli aerei, le metropolitane sono guidate a distanza con sistemi di sicurezza che si muovono via internet. I conti correnti bancari sono tutti collegati tra di loro in un sistema di connessioni che sfrutta le potenzialità della rete e che consente a ciascuno di noi di spostare denaro da una parte all’altra in un secondo stando comoda- mente seduti sul divano di casa.

Da quanto apprendiamo anche la gestione dei semplici frigoriferi è ormai appannaggio della rete.

Non li si controlla più da vicino ma da remoto.

Quello che è accaduto per i frigoriferi deve costringerci a comprendere ancora di più l’importanza della cybersecurity.

Sicuramente sarà più complesso farlo ma, cosa sarebbe accaduto se gli hacker avessero preso di mira i sistemi di controllo della sicurezza aerea, delle ferrovie o dei nostri controcorrenti.

Se la guerra si sposta dai carrarmati alla rete, i sistemi difensivi devono essere della stessa portata. La cybersecurity deve diventare un elemento centrale delle strategie di difesa militare della Nazione e dei cittadini.

Noi non abbiamo la competenza per giudicare la situazione né per valutare le capacità di chi se ne occupa a livello europeo ed italiano. In Italia ci sono stati pochissimi casi di attacchi hacker ai frigoriferi.

Solo due o tre supermercati sono stati colpiti, tutti riconducibili ad una stessa catena di produzione e di controllo.

Non sappiamo se sia stata fortuna o intelligence ad impedire tutto ciò. Quello che sappiamo è che non si può sottovalutare quello che è accaduto.

È la nuova linea di fronte di una guerra contro un nemico invisibile.

È una linea di fronte che passa nelle case di tutti noi e che rischia di crollare senza colpo ferire.

LA QUESTIONE DELLA TECNICA

Il 900 è stato il secolo in cui si è posta in modo centrale la questione della tecnica.

Martin Heidegger ha dedicato una delle sue riflessioni più importanti proprio alla questione della tecnica evidenziando che «l’essenza della tecnica non è nulla di tecnico» perché incide nella vita, nell’uomo e nella sua rappresentazione di sé in sé e nel suo con-esserci.

Ora sappiamo che la questione della tecnica è anche una questione di interesse nazionale e di sicurezza pubblica. È arrivato il momento di presidiarla.

L’essenza della tecnica non è nulla di tecnico, è una questione squisitamente politica.

Roberto Lamattina

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