LO SPI CGIL BOCCIA IL BONUS CURE «ORA PIÙ MEDICI NEGLI OSPEDALI»
Trecento euro per sostenere le spese sanitarie degli anziani non risolvono le difficoltà di accesso alle cure.
Angelo Summa, segretario generale dello Spi Cgil Basilicata, contesta la misura prevista dal Governo per chi ha più di 75 anni e pensioni fino a 28mila euro.
Il sostegno economico, secondo il sindacalista, dovrebbe accompagnare il rafforzamento del servizio pubblico, mentre il voucher rischia di compensarne le carenze e favorire il ricorso alle strutture private.
«Con i bonus non si cura il Servizio sanitario nazionale», afferma Summa. Il nodo è la destinazione delle risorse: a suo giudizio, impiegare 1,6 miliardi di euro per i voucher anziché per il sistema pubblico significa rinunciare a garantire il diritto universale alla salute.
«Non contestiamo la necessità di sostenere economicamente gli anziani, ma non possiamo accettare che si utilizzino risorse pubbliche per compensare le carenze della sanità pubblica, alimentando il ricorso al privato». Il problema, insiste il segretario dei pensionati, è assicurare una visita attraverso il servizio pubblico, senza tempi interminabili e senza costringere i pazienti a pagare di tasca propria.
Il rischio denunciato è il consolidamento di un sistema nel quale chi dispone di risorse economiche si rivolge al privato, mentre chi non può permetterselo rinuncia alle prestazioni.
Una contraddizione che Summa considera particolarmente evidente in Basilicata. Secondo i dati richiamati dal sindacalista, 60mila lucani hanno rinunciato alle cure.
A pesare sono anche la mobilità sanitaria passiva, che sottrae risorse al territorio, la perdita di servizi e funzioni degli ospedali di prossimità, le liste d’attesa e la carenza di personale.
Nelle aree interne si aggiunge la difficoltà, soprattutto per gli anziani, di raggiungere le strutture sanitarie. La critica investe direttamente anche la Regione. Summa ricorda le iniziative dello Spi e della Cgil contro il ticket di 2,50 euro sulle ricette e le denunce sullo svuotamento degli ospedali di Melfi, Villa d’Agri e Lagonegro.
Richiama inoltre il sostegno alla proposta di legge di iniziativa popolare per rilanciare la sanità pubblica, insieme alle richieste di rafforzare la medicina territoriale, investire nell’assistenza domiciliare e dare risposte alla non autosufficienza.
«La Regione non può continuare a nascondersi dietro annunci e tavoli di confronto», sostiene. Le richieste sono assunzioni, risorse, una rete territoriale efficiente, il recupero delle funzioni ospedaliere e un piano straordinario per abbattere le attese.
Per il sindacato, i costi delle inefficienze non possono continuare a ricadere sui cittadini.
«Gli anziani non hanno bisogno di bonus per sopravvivere a una sanità che non funziona.
Hanno bisogno di medici, ospedali, assistenza e cure accessibili», sottolinea Summa.
Il voucher, avverte, rischia di restare un palliativo, lasciando irrisolti i problemi organizzativi.
«La salute non è una merce e il servizio sanitario nazionale non può essere trasformato in un sistema a doppia velocità».
La vertenza riguarda dunque sia le scelte nazionali sia quelle regionali: per Summa, il sostegno ai redditi non può sostituire la costruzione di una rete capace di prendere in carico i bisogni delle persone, a partire da quelle più fragili.
Questi temi saranno al centro della manifestazione organizzata dalla Cgil e dallo Spi Cgil il 16 novembre a Matera, in piazza Vittorio Veneto.
Al presidio parteciperà Lorenzo Mazzoli, segretario nazionale dello Spi Cgil.
L’appuntamento precederà lo sciopero generale indetto per il 20 novembre.
