POLONIA, «ESCALATION PERICOLOSA»
A Varsavia lo scontro istituzionale tra l’esecutivo guidato da Donald Tusk e il presidente della Repubblica Karol Nawrocki sulla Corte costituzionale ha assunto i contorni di una crisi aperta.
Al centro della vicenda c’è la sospensione dei vertici del Tribunale costituzionale, accompagnata dallo schieramento della polizia presso la sede dell’organo.
Il fronte vicino al presidente parla di un colpo di Stato ai danni della Corte; il governo ribatte di voler ripristinare lo Stato di diritto dopo le controverse nomine dei giudici avvenute negli anni passati.
Di questa vicenda, che chiama in causa l’equilibrio tra i poteri, il rapporto tra Varsavia e Bruxelles e il ruolo dell’Italia, abbiamo parlato con Emanuele Loperfido, deputato di Fratelli d’Italia, segretario della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera, presidente del Gruppo interparlamentare di amicizia Italia–Polonia e componente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare dell’OSCE.
Onorevole Loperfido, in Polonia lo scontro tra il governo Tusk e il presidente Nawrocki sulla Corte costituzionale ha aperto una grave crisi istituzionale. Come legge questa situazione e qual è, a suo avviso, il nodo da sciogliere?
«Quanto sta accadendo in Polonia desta forte preoccupazione.
Non siamo di fronte a un semplice scontro politico, ma a una crisi che coinvolge l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’indipendenza della magistratura.
La vicenda ha radici lontane, ma la sospensione dei vertici del Tribunale costituzionale e lo schieramento della polizia presso la sua sede rappresentano un’escalation molto pericolosa.
Lo Stato di diritto deve valere per tutti, indipendentemente da chi governa.
Per questo è importante l’iniziativa del Presidente Nawrocki di richiamare le istituzioni alle proprie responsabilità e pro- muovere un confronto politico».
Il fronte vicino al presidente accusa il governo di un colpo di Stato ai danni della Corte, mentre Tusk sostiene di voler ripristinare lo Stato di diritto. Lei che idea si è fatto? Ritiene fondata l’accusa di colpo di Stato?
«Comprendo la durissima denuncia del Presidente Nawrocki e condivido le preoccupazioni espresse dai Conservatori europei.
È particolarmente preoccupante il coinvolgimento delle forze di polizia in uno scontro tra poteri dello Stato. Le Forze dell’ordine devono garantire sicurezza e legalità, non diventare strumenti di pressione politica.
Il Governo Tusk ha la responsabilità di scongiurare questo rischio.
La qualificazione giuridica di colpo di Stato richiede accertamenti che non spettano alla politica.
Ma il principio è chiaro: non si può pretendere di ripristinare lo Stato di diritto attraverso iniziative che rischiano di violarne le garanzie fondamentali».
Chi ha, secondo lei, le ragioni più solide dal punto di vista costituzionale? E quali responsabilità vede da una parte e dall’altra?
«Occorre distinguere le controversie sulle precedenti nomine dei giudici, sulle quali sono intervenute anche le Corti europee, dalle iniziative degli ultimi giorni.
Le irregolarità del passato non possono giustificare qualsiasi metodo per porvi rimedio.
È significativo che anche il costituzionalista Marcin Matczak, critico delle precedenti riforme del PiS, abbia sollevato serie obiezioni sulla base giuridica della sospensione dei vertici del Tribunale.
Ritengo quindi fondate le preoccupazioni del Presidente Nawrocki. La priorità deve essere ristabilire il rispetto delle prerogative costituzionali, senza trasformare la giustizia in terreno di conquista politica».
Quali conseguenze può avere questa crisi nei rapporti tra la Polonia e l’Unione europea? E quali strumenti ha Bruxelles per favorire una soluzione?
«La Polonia è un Paese strategico per l’Europa, soprattutto per la sicurezza del continente e il sostegno all’Ucraina. L’Unione europea ha più volte richiamato Varsavia al rispetto dello Stato di diritto.
È coerente che gli stessi principi vengano applicati con identico rigore, indipendentemente dal colore politico dei governi.Bruxelles è intervenuta sulle prerogative parlamentari nella nomina dei giudici.
Ci aspettiamo altrettanta attenzione sulla legittimità delle procedure utilizzate per sospendere i vertici della Corte.
La Commissione ha strumenti di monitoraggio e dialogo che deve esercitare con imparzialità, rispettando la sovranità polacca.
L’Europa deve essere garante delle regole, non arbitro delle convenienze politiche».
Da segretario della Commissione Esteri, presidente del Gruppo di amicizia Italia–Polonia e componente della delegazione italiana all’Assemblea parlamentare OSCE, quale contributo può offrire la diplomazia parlamentare?
«Quale posizione dovrebbe assumere il Governo italiano?
Italia e Polonia condividono legami storici e interessi strategici, dalla difesa alla cooperazione economica, dalla sicurezza europea al sostegno all’Ucraina.
Come presidente del Gruppo interparlamentare di amicizia Italia–Polonia e componente dell’Assemblea parlamentare OSCE, credo nel valore della diplomazia parlamentare per mantenere aperto il dialogo e favorire il rispetto delle istituzioni democratiche.
Sul piano politico condivido la posizione espressa da Procaccini, Fidanza e Giordano, e il sostegno al Presidente Nawrocki nella difesa dell’ordine costituzionale.
Il Governo italiano deve continuare a rafforzare i rapporti con Varsavia, nel pieno rispetto della sua sovranità, incoraggiando una soluzione istituzionale della crisi.
I governi cambiano, ma l’amicizia tra Italia e Polonia e il ruolo strategico dei nostri Paesi devono rimanere saldi».
Vito Errichetti

