È GIUSTO INFORMARE
ROBERT FRANCIS PREVOST: ANGELUS 25 OTTOBRE 2026 IN PIAZZA SAN PIETRO CON 20.000 FEDELI
https://youtu.be/nKYHtif6NTY?si=TRQNH-LTpOLYqwg-

Robert Francis Prevost ~ Papa Leone XIV:
non si può amare Dio senza che il suo amore straripi nell’amore per gli altri

All’Angelus in Piazza San Pietro, Leone XIV sottolinea che serve un cuore nuovo
“capace di accogliere e di vivere il grande comandamento dell’amore”
un comandamento che non è un obbligo nè una imposizione ma l’esigenza propria del desiderio dell’uomo di essere in comunione con Dio
Benedetta Capelli – Città del Vaticano
L’amore ricevuto da Dio che genera amore “autentico” capace di coinvolgere “cuore, anima, mente”.
Un amore che nasce dall’intima relazione con Cristo e che permette di guardare all’altro vincendo l’egoismo e diventando
“dono per chi ci sta accanto”
Così Papa Leone XIV all’Angelus di oggi, 25 ottobre, in una Piazza San Pietro gremita da ventimila fedeli, riflette sulla liturgia del giorno.
Richiama poi le parole di Gesù al dottore della Legge in particolare il passo del Deuteronomio:
“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”
Non possiamo amare veramente Dio senza che questo amore straripi nell’amore verso i fratelli e le sorelle. E non possiamo amare davvero il nostro prossimo se non come figli di uno stesso Padre che ci ha amati per primo nel suo Figlio Gesù.
Da qui l’esortazione a chiedere
“un cuore nuovo, capace di accogliere e di vivere il grande comandamento. Interceda per noi la Vergine Maria, nel cui cuore immacolato non c’è altro che amore”
🫵 LEGGI QUI IL TESTO DELL’ANGELUS DI PAPA LEONE XIV
ANGELUS PAPA LEONE XIV
Piazza San Pietro
Domenica, 25 ottobre 2026
Cari fratelli e sorelle, buona domenica!
Nel Vangelo di oggi (cfr Mt 22,34-40) il Signore ci conduce ancora una volta al cuore della nostra fede. Un dottore della Legge, per mettere alla prova Gesù, gli domanda: «Nella Legge, qual è il grande comandamento?» (v. 36). Il Maestro risponde citando un passo del Deuteronomio:
«Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente»
(v. 37; cfr Dt 6,5). Cristo pone come fulcro del rapporto con Dio la dimensione dell’amore. Non basta, infatti, sapere che Dio esista, che sia l’unico, o che sia l’Onnipotente; il Signore cerca da noi una relazione personale: l’unico vero Dio vuole diventare il nostro Dio.
Nell’incontro con Lui, il comandamento dell’amore non è un obbligo, né una imposizione. Non si può, infatti, amare “a comando”. L’amore per Dio è l’esigenza propria del desiderio dell’uomo, che trova il suo compimento nella comunione con Lui.
Per questo, il nostro amore può essere autentico quando è risposta al suo amore che sempre ci precede.
Da qui il bisogno di una totalità che coinvolga l’intera persona: cuore, anima, mente.
Al primo comandamento, il Signore ne unisce un secondo:
«Amerai il tuo prossimo come te stesso»
(Mt 22,39). Questa regola di vita sgorga da una stessa fonte: perciò, dice Gesù, è simile alla prima. Dall’intima relazione con Dio diventiamo capaci di guardare noi e il prossimo con lo stesso sguardo di Cristo, secondo la sua prospettiva. In questo modo, l’egoismo è vinto e anche l’amore per sé stessi si fa carità: la nostra esistenza si volge verso l’altro e diventa dono per chi ci sta accanto.
Santa Teresa di Gesù Bambino lo ha compreso bene:
“Solo l’amore spinge all’azione le membra della Chiesa; spento questo amore, essa non annuncerebbe più il Vangelo”
(cfr Opere complete, Manoscritto B, 3v°, Roma 1997, 223).
Senza di esso, infatti, la nostra fede verrebbe privata del suo contenuto, le nostre buone opere si ridurrebbero a moralismo, la nostra speranza sarebbe vana.
Carissimi, non possiamo amare veramente Dio senza che questo amore straripi nell’amore verso i fratelli e le sorelle. E non possiamo amare davvero il nostro prossimo se non come figli di uno stesso Padre che ci ha amati per primo nel suo Figlio Gesù.
Chiediamo al Signore la grazia di un cuore nuovo, capace di accogliere e di vivere il grande comandamento. Interceda per noi la Vergine Maria, nel cui cuore immacolato non c’è altro che amore.

🔹Dopo l’Angelus 🔹
Cari fratelli e sorelle,
seguo con preoccupazione la grave situazione umanitaria nello Yemen, in particolare nella città di Taiz, dove la popolazione soffre per la mancanza di cibo, acqua e cure mediche
Rivolgo un accorato appello affinché cessino le ostilità e venga garantito al popolo yemenita e a tutti i popoli della regione di vivere nella pace.
Assicuro la mia preghiera per quanti sono rimasti uccisi e feriti venerdì scorso, nell’attentato terroristico contro i fedeli della chiesa ortodossa di St. George ad Hamoud, in Giordania. Sono vicino a quella comunità e all’intero Paese, che si distingue per la pacifica convivenza e il rispetto tra le diverse religioni.
Continuiamo insieme a pregare per la pace. Dopodomani, 27 ottobre, uniamoci spiritualmente ai Capi di Chiese e ai Leader religiosi che si raduneranno ad Assisi nel 40° anniversario dell’Incontro convocato da San Giovanni Paolo II.
Mai come oggi è evidente che le guerre, oltre a seminare morte e distruzione, impoveriscono e danneggiano il mondo.
Che il Signore ispiri scelte di dialogo e di pace!
Saluto tutti voi, cari fedeli di Roma e pellegrini di diversi Paesi!
Do il benvenuto ai membri del Centro Académico Romano Fundación, dalla Spagna; al gruppo del St. Ciaran’s College di Ballygawley, in Irlanda, e a quello delle Scuole “S. Giovanni Paolo II” della Diocesi di Opole, in Polonia.
Sono lieto di accogliere i dirigenti del Cerimoniale di alcuni Ministeri e Uffici Governativi italiani.
Saluto i membri dell’Associazione “Solidarietà in Buone Mani”, di Castiglion Fiorentino, e il gruppo di coetanei di Concorezzo venuti in pellegrinaggio per i loro 70 anni.
Auguro a tutti una buona domenica
🔻Una relazione personale
Nella sua riflessione, il Pontefice spiega che
“Cristo pone come fulcro del rapporto con Dio la dimensione dell’amore”
Non basta, infatti, sapere che Dio esista, che sia l’unico, o che sia l’Onnipotente; il Signore cerca da noi una relazione personale: l’unico vero Dio vuole diventare il nostro Dio.
Un amore totale sottolinea il Papa
Il comandamento dell’amore non è
“un obbligo, né una imposizione”
non è “a comando” ma nasce dal desiderio dell’uomo e trova compimento nella comunione con Lui.
Il nostro amore può essere autentico quando è risposta al suo amore che sempre ci precede. Da qui il bisogno di una totalità che coinvolga l’intera persona: cuore, anima, mente.

Dono per chi è accanto
Amare Dio ma anche il prossimo: è questo il secondo comandamento, una “regola di vita” che nasce dalla stessa fonte e che, evidenzia il Vescovo di Roma, porta a guardare l’altro come Cristo guarda noi.
Dall’intima relazione con Dio diventiamo capaci di guardare noi e il prossimo con lo stesso sguardo di Cristo, secondo la sua prospettiva. In questo modo, l’egoismo è vinto e anche l’amore per sé stessi si fa carità: la nostra esistenza si volge verso l’altro e diventa dono per chi ci sta accanto.
L’amore del Vangelo
Per rafforzare questo pensiero, Papa Leone fa riferimento a Santa Teresa di Gesù Bambino che scriveva che:
“Solo l’amore spinge all’azione le membra della Chiesa; spento questo amore, essa non annuncerebbe più il Vangelo”
Senza di esso, infatti, la nostra fede verrebbe privata del suo contenuto, le nostre buone opere si ridurrebbero a moralismo, la nostra speranza sarebbe vana.
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