LA CAPARBIA VOLONTÁ DIVISIVA DI LACORAZZAIl consigliere PD sfida su Facebook il commissario regionale e invoca regole e confronto

LA CAPARBIA VOLONTÁ DIVISIVA DI LACORAZZA

Va riconosciuta a Lacorazza la dote della coerenza. Non ci riferiamo tanto alla coerenza contenutistica quanto a quella esistenziale.

Piero Lacorazza ha unito nella sua storia politica due elementi che sono stati la sua forza e la sua debolezza: una forte dedizione al lavoro e una caparbia volontà divisiva.

Sono due elementi che sono stati la forza e la debolezza di tanti uomini politici che sono riusciti a costruire intorno a sé un consenso importante senza mai riuscire ad essere autentici leader politici mancando della capacità di sintesi e di mediazione che un leader deve necessariamente avere.

Sul piano del lavoro va detto che il nostro Piero, rimasto solo a tenere in piedi la baracca del PD tra commissariamenti ed abbandoni, si è messo a girare il territorio.

Non c’è stato Comune che non abbia visto la presenza di un’iniziativa promossa da lui. Iniziativa quasi sempre strutturata come dialogo e confronto su un modello assembleare partecipativo che sa di politica di altri tempi.

LO SCONTRO CONGRESSUALE

Purtroppo per lui, a questa dote di lavoro, non si unisce la qualità leaderistica della sintesi.

Lacorazza ha bisogno del dialogo, cerca sempre di essere l’antitesi di qualsiasi sintesi. Lo fa ancora una volta con un post pubblico.

Su facebook scrive un post proprio sul “congresso del PD in Basilicata”. Lo fa rilanciando il binomio “progetto e popolo”.

Lo spiega nel dettaglio “il Popolo, sono le nostre iscritte e i nostri iscritti e poi le cittadine e i cittadini che vorranno partecipare alle primarie.

Per questo ho formalmente chiesto che un percorso congressuale di due mesi non può esse- re ridotto ad un mese.

Abbiamo bisogno di discutere, anche dialetticamente, e rendere pubblico questo dibattito di idee e di contenuti.

Sì ripristini il percorso di regole per il quale circa 6000 cittadine e cittadini hanno aderito al Pd.”

È un attacco diretto al commissario Manca che ha prorogato il termine per la presentazione delle candidature senza dare segnali di una proroga della data fissata per il congresso.

Una cosa che, evidentemente secondo Lacorazza, rischia di essere deprimente per il confronto congressuale.

Un confronto che secondo il consigliere regionale dem deve fondarsi sul progetto.

“Manca meno di una settimana alla presentazione delle candidature alle segreterie regionale e provinciali (con annesse liste) e non c’è un dibattito su idee e contenuti, neanche tracce di documenti politici.

Anche sulla base del lavoro fatto in questi anni in Consiglio regionale ho promosso assemblee per offrire spazi di confronto.

Mi pare siano state le uniche fatte.

Nelle prossime ore metterò in circolo una traccia di documento politico programmatico che parli della e alla Basilicata, non di accordi e di organigrammi.” E qui c’è tutto il narcisismo di Lacorazza.

È vero che le sue sono le uniche assemblee tenute dal PD ma dovrebbe riconoscerglielo qualcun altro.

Chi si loda si sbroda. Purtroppo per lui Lacorazza, come abbiamo detto, non riesce ad immaginarsi fuori dal ruolo di antitesi nel dialogo.

Il problema è che l’antitesi, nel dialogo secondo lo schema hegeliano, ha soltanto lo scopo di consentire alla tesi di sviluppare la sintesi destinata a diventare la prossima tesi.

In pratica il destino dell’antitesi è quella di favorire lo sviluppo della tesi che prova a contrastare.

COSA RESTA DEL PD

Quello che, comunque, non è chiaro è cosa resti del Partito Democratico.

Il partito sembra non esistere più. Anche i suoi esponenti eletti nelle assemblee legislative ed amministrative si nascondono, escono dal partito, cercano il civismo.

Sarebbe il momento di trovare la forza di superare le fratture.

Questo, però, non è nelle corde di Piero Lacorazza.

Non ci riesce, non ne è capace. Lui ha bisogno delle fratture perchè non sa vivere senza un nemico interno ed esterno e senza provare a dimostrare di essere il primo della classe.

Si tratta di un ruolo antipatico.

Si tratta di un ruolo che dura lo spazio di un secondo e intorno al quale non si costruiscono leadership. Tutti ricordano Antonio Luongo.

Fuori dalle retorica e dalle commemorazioni, la sua forza è stata quella di tenere insieme cose che sembravano incompatibili riuscendo ad essere sintesi fino al punto di diventare una nuova tesi.

Un ruolo che Lacorazza non è assolutamente in grado di rivestire.

Massimo Dellapenna

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