A MILANO
Non soltanto un corteo da presidiare, ma gruppi che possono radunarsi attraverso i social, cambiare strada e disperdersi rapidamente.
È questa l’incognita con cui Milano si prepara a sabato 24 ottobre, dopo gli scontri e i saccheggi del precedente fine settimana. L’allerta riguarda anche Torino, Bologna, Firenze e Roma, mentre in rete continuano a circolare convocazioni e appelli alla mobilitazione.
Le proteste contro il carovita hanno portato nelle piazze il disagio per stipendi insufficienti, affitti e rincari. A Milano, però, le manifestazioni sono state accompagnate da aggressioni alle forze dell’ordine, vetrine distrutte e negozi saccheggiati. Distinguere la protesta dalle violenze è il primo passaggio necessario per comprendere quanto accaduto e prepararsi ai prossimi appuntamenti.
Il bilancio della sola domenica restituisce soprattutto la dimensione giovanile del fenomeno: 271 persone accompagnate in questura, delle quali 220 minorenni.
Gli arrestati sono stati 32, tra cui 23 minori; 28 le persone denunciate e 14 gli operatori delle forze dell’ordine feriti.
Numeri da non sovrapporre a quelli nazionali o dell’intero fine settimana.
IL PIANO PER SABATO
Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, riunito in Prefettura con il ministro Piantedosi, il vicepremier Salvini e il capo della Polizia Pisani, ha definito il dispositivo straordinario.
Arriveranno 500 paracadutisti della Folgore, impiegati nell’operazione Strade Sicure fino alla fine dell’anno, con compiti di pattugliamento e sorveglianza.
Previsti controlli nelle stazioni, monitoraggio dei social, impiego di droni e squadre mobili pronte a raggiungere le zone nelle quali dovessero verificarsi disordini.
Il coordinamento coinvolge anche le altre province lombarde: secondo il sindaco Sala, soltanto il 20% dei fermati è milanese.
L’obiettivo è evitare quanto accaduto domenica, quando gruppi di giovani si dividevano all’arrivo degli agenti, spostandosi nelle vie del centro.
Una dinamica che rende insufficiente concentrare l’attenzione soltanto sui luoghi annunciati per le manifestazioni.
LE CONVOCAZIONI E LE INDAGINI
Il “Movimento 17 ottobre” invita alla mobilita- zione ogni sabato alle 15, indicando appuntamenti da piazza Duomo al Circo Massimo e a Santa Maria Novella.
Circola anche una mappa digitale delle iniziative, con eventi verificati dagli amministratori e richiami alla partecipazione pacifica. Resta però l’incognita dei gruppi che si organizzano autonomamente nelle chat.
Piantedosi ha precisato che non esiste «nessuna evidenza» di giovani manovrati dall’esterno.
Gli investigatori stanno comunque svolgendo accertamenti sugli account che hanno diffuso le convocazioni.
Il gip Fabrizio Filice, disponendo il carcere per quattro maggiorenni e i domiciliari per un quinto, ha prospettato un «progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico» capace di sfruttare la partecipazione spontanea dei ragazzi.
Una valutazione che richiama il rischio di nuove violenze, senza dimostrare l’esistenza di una regia esterna.
Tra le accuse contestate figurano devastazione, saccheggio e resistenza pluriaggravata. Per undici minorenni sono stati disposti il colloca- mento in comunità o la permanenza in casa.
TikTok, intanto, ha annunciato una task force per rafforzare il contrasto ai contenuti che incitano al- la violenza.
LA STRETTA E LA PAURA
Il governo ha risposto con un nuovo decreto sicurezza: un reato legato alla partecipazione violenta alle manifestazioni, l’estensione del fermo preventivo ai minori tra 14 e 17 anni in presenza dei presupposti previsti e una maggiore responsabilità economica dei genitori per i danni provocati dai figli.
Alla tensione si aggiungono i falsi allarmi.
Nelle chat di diverse città sono circolate segnalazioni di aggressioni e devastazioni mai avvenute. A Cremona l’annuncio di un corteo ha fatto scattare presidi e spinto i commercianti a proteggere le vetrine, ma nessuna manifestazione si è tenuta.
Due minorenni, individuati come amministrato- ri della chat, sono stati denunciati per istigazione a delinquere e procurato allarme.
Sabato la priorità sarà impedire nuove violenze e garantire il diritto di manifestare. Resta però una questione che i soli rinforzi non possono risolvere.
Un ragazzo ha raccontato al giudice di essere sceso in piazza dopo un video su TikTok, spinto dalla rabbia per il possibile licenziamento del padre.
È una testimonianza individuale, ma indica un terreno sul quale intervenire: comprendere come il disagio possa trasformarsi in violenza, prima che un nuovo richiamo sui social riporti tutto nelle strade..
Vito Errichetti

