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AL QUIRINALE LA CERIMONIA DI CONSEGNA DELLE INSEGNE DI CAVALIERE DELL’ORDINE “AL MERITO DEL LAVORO” AI CAVALIERI DEL LAVORO NOMINATI IL 2 GIUGNO 2026
Si è svolta, al Palazzo del Quirinale, la cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito del Lavoro” ai Cavalieri del Lavoro nominati il 2 giugno 2026.
Hanno preso la parola il Presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, Ugo Salerno e il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Il Presidente della Repubblica, dopo aver consegnato le insegne ai Cavalieri del Lavoro e gli attestati d’onore e medaglie d’argento ai nuovi Alfieri del Lavoro, ha pronunciato un discorso.
Erano presenti Il Presidente del Senato della Repubblica, Ignazio La Russa, il Presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana, il Presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso, rappresentanti del Governo, del Parlamento e del mondo dell’imprenditoria.
In precedenza il Presidente Mattarella aveva consegnato i distintivi d’oro ai Cavalieri del Lavoro che appartengono all’Ordine da 25 anni.
Roma, 21/10/2026 (II mandato)
Palazzo del Quirinale, 21/10/2026 (II mandato)
Intervento del Presidente Mattarella alla cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito del Lavoro” ai Cavalieri del Lavoro
https://youtu.be/dCkoRK7_CO8?si=oboQhkW0pggKK5nV

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA IN OCCASIONE DELLA CERIMONIA DI CONSEGNA DELLE INSEGNE DI CAVALIERE DELL’ORDINE “AL MERITO DEL LAVORO” AI CAVALIERI DEL LAVORO NOMINATI IL 2 GIUGNO 2026
In questa occasione celebriamo l’intraprendere
L’impresa, dalla quale deriva il lavoro, base della nostra comunità, sancita dai valori costituzionali.
Dal proposito di assumere iniziativa, di lavorare, di ricostruire, di realizzare, in libertà e solidarietà, nasce il miracolo di ottanta anni di vita della Repubblica fatto di traguardi sociali ed economici che hanno reso dell’Italia del dopoguerra un protagonista a livello mondiale.
Lo ha sottolineato il Ministro Urso poc’anzi, rammentando il posizionamento dell’Italia nell’export in agricoltura e nei prodotti industriali di alta gamma, frutto del lavoro delle filiere e dei distretti che caratterizzano i nostri territori.
Non dimentichiamo che l’impresa diffusa è motore dello sviluppo delle nostre comunità, è contrasto sostanziale allo spopolamento e alla rarefazione di servizi che, non da oggi, caratterizza le aree interne del nostro Paese, in un rincorrersi di effetti distruttivi che occorre contrastare con politiche efficaci.
I Cavalieri del Lavoro che oggi ricevono le insegne del riconoscimento loro conferito sono protagonisti e immagine di questa realtà
Lo sottolinea la presenza dei Presidenti del Senato, della Camera, della Corte Costituzionale, cui rivolgo un saluto di grande cordialità.
Rinnovo le congratulazioni ai nuovi Cavalieri del Lavoro, che vedono riconosciuto l’impegno di una vita a favore delle loro imprese, delle loro comunità di lavoro e, dunque, dello sviluppo sociale del Paese.
Complimenti ai Cavalieri che hanno raggiunto i venticinque anni dalla nomina
Un saluto particolarmente intenso ai giovani Alfieri che, dopo un eccellente percorso nelle medie superiori, ora sono chiamati all’impegno degli studi universitari.
Guardo sempre con grande attenzione, ogni anno, la scelta delle facoltà che hanno operato. Perché disegna la sensibilità agli interessi culturali del nostro Paese, anno per anno. Ed è di grande importanza e significato registrare ogni anno un’ampia varietà nella gamma delle scelte operate. Complimenti ragazzi!
Questo appuntamento – nel 125esimo anniversario dalla istituzione dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro per iniziativa di Giuseppe Zanardelli, il grande statista di cui ricorre, in questi giorni l’anniversario di duecento anni dalla nascita – collega la qualità dell’impresa e del lavoro a quella dello studio.
Rappresenta un opportuno e coinvolgente incontro tra generazioni, in una stagione in cui squilibrio demografico e accelerazioni tecnologiche rendono più problematica questa alleanza, o almeno la naturale trasmissione tra giovani e adulti che è vitale per costruire il futuro.
I valori del lavoro sono, del resto, alla base della Repubblica così come i valori dell’educazione e dell’istruzione
Diritto al lavoro e diritto alla scuola si realizzano necessariamente insieme.
È nella coesione che una società cresce meglio e di più.
I Cavalieri del Lavoro sono impegnati da tempo, meritoriamente, a sostegno della formazione dei giovani.
Il Collegio universitario Lamaro Pozzani è un esempio di eccellenza che va posto in evidenza.
Le prospettive dei giovani sono, com’è evidente – ben sappiamo tutti -, cruciali per determinare l’evoluzione della nostra società, della nostra economia, dei nostri modelli di vita.
Le preoccupazioni del presente devono specchiarsi nell’impegno a progettare il futuro.
In questo percorso rappresenta, per il nostro Paese, un grave peso il bilancio negativo delle migrazioni giovanili.
Lo ha sottolineato il Presidente della Federazione, Salerno, che ringrazio molto per le considerazioni che ha proposto e per questa sottolineatura: dobbiamo dar vita a condizioni per rendere attraente ai giovani il ritorno.
Molti rientrerebbero volentieri se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di potersi adeguatamente realizzare.
La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione.
Si tratta di una questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società.
È tema che influisce anche sulla nascita di nuove imprese. Il 2025 si è concluso con un saldo positivo: è un segnale incoraggiante.
Le imprese generano valore ma non fanno tutto da sole
Hanno bisogno di un terreno fertile nel quale far maturare i progetti. E centrale è il capitale umano, costituito da persone poste nelle condizioni di esprimersi al meglio e di essere libere dal bisogno.
Occorre uno sguardo di ampia visione che, accanto alle necessarie scelte congiunturali, si proponga strategie adeguate nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione.
Tanto più in questi tempi così tumultuosi e incerti.
Insensate guerre di aggressione, delegittimazione del diritto internazionale, barriere protezionistiche, politiche neo-imperialistiche, l’insicurezza delle rotte marittime, rincari dell’energia che ne sono derivati e che alimentano l’inflazione, pretese neo-monopoliste: tutti questi dissennati fenomeni stanno producendo effetti gravemente negativi sulle catene del valore, sulla libertà dei commerci e si riflettono sulle stesse libertà del nostro modello di vita, con cosiddetti magnati, insofferenti alle regole della comunità, siano esse statuali o sovranazionali, con assurde inaccettabili pretese in settori nevralgici della vita internazionale.
È tema, quello dei monopoli, che si ripropone periodicamente – ora in nuovi ambiti come quelli delle tecnologie satellitari e dell’intelligenza artificiale – e su cui è tutt’altro che improprio riflettere, visto il peso crescente che hanno assunto nella nostra vita quotidiana.
Soccorre la battaglia di Luigi Einaudi alla Assemblea Costituente, quando chiese di introdurre, lui – proprio perché liberale – un emendamento al testo in discussione che stabilisse come la legge non potesse essere – propose testualmente – “strumento di formazione di monopoli economici; ed ove questi esistano li sottopone a pubblico controllo a mezzo di amministrazione pubblica delegata o diretta”.
Osservava, il futuro primo Presidente della Repubblica eletto dal Parlamento, che i monopoli sono responsabili di disoccupazione e disuguaglianze, indicandoli “come origine più profonda e vera dei mali sociali”.
Il controllo dei monopoli è, cioè, libertà, e le norme nazionali e comunitarie servono a questo scopo
I fattori esogeni e il loro impatto richiamano ancora di più l’attenzione degli imprenditori a visioni lungimiranti.
Diversamente, gli aspetti di vulnerabilità della nostra economia, messi in evidenza recentemente dal Centro studi di Confindustria, dal costo dell’energia, all’inflazione, ai bassi salari, al deficit complessivo di produttività, sono destinati a influire con effetti pesantemente negativi.
La prospettiva, anche quanto a dimensioni – ne siamo ben consapevoli- è quella europea
È la crescente integrazione dell’Unione europea la chiave della crescita di competitività, della difesa e del potenziamento di una civiltà i cui valori oggi appaiono minacciati.
Lo sapete bene, le vostre imprese lo avvertono e siete parte dirigente in questo processo.
L’Europa è cultura, coscienza, ideali, e si nutre dei motori che la spingono dall’interno delle società e delle economie.
Nelle fasi di incertezza occorre il coraggio dell’innovazione
Non è il tempo del ripiegamento, del giardino di casa, della nostalgia “del bel tempo andato” che non può tornare, ammesso che effettivamente esistesse.
Il tempo dell’innovazione richiede certamente coraggio e visione del futuro
Molte imprese dimostrano di non avere timore e, in questo atteggiamento rendono un servizio al Paese che deve sapientemente saperle accompagnare in questo sforzo.
Lo sviluppo del futuro richiede sostenibilità economica, ambientale, sociale.
La protezione sociale e il welfare sono parte essenziale dello sviluppo: l’inclusione è alleata decisiva della crescita, non un costo improduttivo.
La Repubblica, Presidente Salerno, vi è riconoscente per il vostro lavoro, per la consapevolezza e la responsabilità che esprimete nel vostro ruolo.
Nei momenti difficili bisogna porre le basi di nuove, migliori stagioni
A questo siamo oggi chiamati.
Auguri ai nuovi e ai più anziani Cavalieri del Lavoro
Buon lavoro a tutti voi!
E buono studio ai giovani Alfieri!
Palazzo del Quirinale, 21/10/2026 (II mandato)

#sapevatelo2026
