CARO-ENERGIA E L’INFLAZIONE VOLAL’Istat registra rincari per alimentari e servizi

CARO-ENERGIA E L’INFLAZIONE VOLA

L’inflazione torna a correre e raggiunge il livello più alto degli ultimi tre anni.

A certificarlo è la stima preliminare diffusa ieri dall’Istat. A settembre l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un aumento dello 0,7% rispetto ad agosto e del 4,2% su base annua, contro il 3,3% del mese precedente.

Per ritrovare una variazione tendenziale più elevata bisogna risalire al settembre 2023, quando aveva raggiunto il 5,3%. Il dato riporta al centro dell’agenda economica il costo della vita e apre un nuovo fronte per il governo di Giorgia Meloni, alle prese con gli effetti della crisi energetica sui bilanci familiari e sui costi delle imprese.

La risposta dell’esecutivo si muove su due piani e cioè contenere nell’immediato l’impatto dei rincari e chiedere a Bruxelles margini di manovra più ampi per affrontare le conseguenze economiche della nuova emergenza.

Una strategia che punta a conciliare la tutela del potere d’acquisto con i vincoli della finanza pubblica, mentre resta da verificare quanto le misure adottate riusciranno a incidere sulla dinamica generale dei prezzi.

È proprio l’energia a imprimere l’accelerazione più marcata. Secondo l’Istat, i prezzi degli energetici regolamentati passano da un incremento annuo del 18,6% al 25,9%, mentre quelli degli energetici non regolamentati salgono dal 17% al 22,2%.

L’aumento congiunturale, cioè rispetto al mese precedente, è rispettivamente del 5,9% e del 4,4%.

Numeri che confermano quanto la dinamica dei prezzi resti esposta alle oscillazioni delle materie prime e alle tensioni che attraversano gli approvvigionamenti energetici.

Nelle dichiarazioni rese ieri a Praga, Meloni ha richiamato l’adesione di Eni, Ip e Q8 alle iniziative di contenimento dei prezzi dei carburanti e ha auspicato che anche altri ope- ratori possano contribuire ad attenuare il peso delle bollette.

La presidente del Consiglio ha parlato di un appello rivolto alle imprese perché facciano la propria parte, compatibilmente con le difficoltà del momento.

Resta da capire se interventi circoscritti, per loro natura temporanei, potranno compensare una pressione che investe ormai più componenti della spesa.

La pressione, infatti, si estende anche alla spesa quotidiana.

I prezzi degli alimentari non lavorati accelerano dal +3,8% al +5,5% su base annua, mentre l’indice del cosiddetto carrello della spesa, che comprende i beni alimentari, quelli per la cura della casa e della persona, passa dal +0,9% al +1,7%. Crescono inoltre i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, dal 2,6% al 2,9%, e quelli dei servizi relativi ai trasporti, dallo 0,8% all’1,6%.Il quadro richiede, tuttavia, una distinzione.

L’inflazione di fondo, che esclude gli energetici e gli alimentari freschi, sale dall’1,5% all’1,7%, un’accelerazione più contenuta rispetto a quella dell’indice generale. Al netto dei soli beni energetici, l’incremento annuo passa invece dall’1,7% al 2%.

La componente energetica rimane dunque determinante, pur in presenza di segnali di trasmissione dei rincari ad altri comparti.

È questo il passaggio decisivo anche per la politica economica.

Un aumento concentrato soprattutto sull’energia può essere affrontato con misure mirate, ma se si consolida nei prezzi di alimenti e servizi diventa più difficile contenerne gli effetti senza interventi di portata più ampia.

A rendere più delicato lo scenario è il peggioramento del clima di fiducia. Sempre ieri, l’Istat ha comunicato che a settembre l’indice relativo ai consumatori scende da 94,5 a 91,2, mentre quello delle imprese passa da 97 a 95,9.

Un doppio arretramento che segnala un atteggiamento più prudente sia da parte delle famiglie sia del sistema produttivo, in un momento in cui l’aumento dei costi può condizionare consumi, investimenti e decisioni di spesa.

Il rischio è che l’incertezza sui prezzi si traduca in una maggiore cautela proprio mentre le imprese devono fare i conti con forniture più care e le famiglie con una minore capacità di spesa.

La questione ha anche una dimensione europea.

Meloni ha annunciato l’intenzione di scrivere alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, per chiedere maggiore flessibilità nell’applicazione delle regole di bilancio, in modo da tenere conto dell’impatto dell’inflazione.

L’esecutivo intende utilizzare la clausola di salvaguardia nazionale europea per destinare circa 14 miliardi di euro nell’arco di due anni agli interventi collegati all’emergenza, cercando al tempo stesso ulteriori margini di manovra.

La richiesta nasce dalla difficoltà di conciliare il sostegno a famiglie e imprese con il percorso di risanamento dei conti pubblici, in un quadro nel quale i rincari energetici non riguardano soltanto l’Italia.

Anche Germania, Francia e Spagna registrano un’accelerazione dei prezzi, a conferma della dimensione continentale del fenomeno.

Per il governo, la sfida è quindi duplice intervenire sulle conseguenze immediate del caro-energia e ottenere dall’Europa condizioni che consentano di affrontare la crisi senza aggravare ulteriormente i vincoli di bilancio. Dopo la fase di forte aumento dei prezzi registrata negli anni precedenti, una nuova accelerazione rischia di comprimere ulteriormente il potere d’acquisto, soprattutto per chi dispone di red- diti fissi o ha una quota elevata delle spese assorbita da casa, energia e alimentazione.

Per le aziende, in particolare quelle più energivore e le piccole attività commerciali, il rincaro delle forniture può tradursi in costi maggiori da assorbire o trasferire sui prezzi finali.

Il prossimo passaggio sarà capire quanto durerà la spinta energetica e in quale misura finirà per consolidarsi negli altri prezzi.

La fotografia di settembre è ancora preliminare.

I dati definitivi saranno diffusi dall’Istat il 16 ottobre. Ma il segnale è già chiaro. Dopo mesi in cui la dinamica dei prezzi sembrava più contenuta, la crisi energetica torna a rappresentare una variabile centrale per l’economia italiana.

Lucia Serino

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