Le Cronache Lucane

CAVA MINERARIA DI SILICIO A VALSINNI: PER REGIONE E COMUNE CONFERMATA LA BATOSTA ECONOMICA

Confermata anche dal Consiglio di Stato, la batosta economica per la Regione Basilicata e in parte anche per il comune lucano noto per il castello di “Isabella Morra”: Valsinni. L’attuale governance regionale di centrodestra, nel caso in questione non centra nulla: la “grana” finanziaria l’ha ereditata dal passato.

Gli eventi all’origine dell’annosa controversia giuridica riguardano le sospensioni dell’attività di coltivazione della cava di materiale siliceo, sita nelle località Timpa del Pizzo e Canna Filaca in agro di Valsinni, relativamente a due periodi. Il primo, dal luglio del 1994 al settembre del 1995, mentre il secondo dal febbraio del 1996 al settembre dello stesso anno.

Ritenendo le sospensioni illegittime, la società Mineraria Cave Sud Srl ha chiesto alla Regione e al Comune di Valsinni giusto risarcimento danni. Come da consulenza tecnica d’ufficio confluita anche nel ricorso trattato dal Consiglio di Stato, con gli interessi, la somma totale dell’indennizzo ammonterebbe a circa 650mila euro. Il danno è, poi, addebitato al Comune nella misura del 30%, mentre per il resto alla Regione.

Dopo la già favorevole, per la società, sentenza del Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Basilicata nel 2019, adesso con l’ulteriore verdetto emesso dai massimi giudici amministrativi italiani, la pratica è chiusa: corretta la pretesa dell’indennizzo finanziario. Il Consiglio di Stato, infatti, ha respinto, ritenendolo infondato, il ricorso del Comune di Valsinni. Il primo giudizio, intentato nel 1995 dalla società contro la prima sospensione, si è definito 15anni dopo: nel 2010. Il Tar regionale diede ragione, anche in quella circostanza, alla Mineraria Cave Sud Srl.

In sintesi, la richiesta di condanna al risarcimento, si basa sui danni patiti per effetto dell’interruzione dell’attività estrattiva nell’attesa del rinnovo della concessione, relativi ai maggiori oneri economici sopportati, a seguito all’illegittima interruzione dell’attività estrattiva, «al fine fronteggiare le commesse in corso con l’Ilva di Taranto e la Cemensud di Castrovillari». Tecnicamente, poi, la sequenza di atti che da cui è scaturita la controversia giuridica è la seguente. La società, nel 1983, era stata autorizzata dalla Regione Basilicata alla coltivazione della cava ubicata in un terreno di proprietà del Comune di Valsinni.

L’autorizzazione regionale è stata, inoltre, più volte rinnovata, fino al luglio del 1994. In vista della scadenza, Mineraria Cave Sud Srl, presentò l’istanza, agli uffici regionali, di rinnovo dell’autorizzazione. Il Comune di Valsinni, però, nel settembre di quell’anno, espresse parere negativo, invitando la Regione, tra le altre cose, a non rinnovare l’autorizzazione senza aver prima verificato il rispetto degli obblighi di concessione derivanti dalle precedenti autorizzazioni con particolare riguardo, «dopo debita sistemazione», delle aree per le quali l’autorizzazione è scaduta. Il Comune, in estrema sintesi, evidenziò «alcune inadempienze» della società Cave sud ed anche il fatto che l’area della cava sarebbe «soggetta a vincolo dell’uso civico». Successivamente le sospensioni, le cause e tutto il resto fino a quest’ultima sentenza sul caso della Consiglio di Stato.

Il collegio giudicante ha bollato come errate determinate condotte del Comune tra cui la non ravvisata prova della sussistenza degli usi civici sull’area estrattiva in questione, né, in ogni caso, l’incompatibilità tra l’attività di coltivazione di cava e l’uso civico eventualmente gravato sull’area, nonchè la non ravvisata prova degli assunti inadempimenti di Mineraria Cave Sud. Per il Consiglio di Stato, il Comune di Valsinni ha adottato il parere negativo con «negligenza e imperizia». nonchè «in grave violazione delle regole di imparzialità, correttezza e buona fede».

Non può del resto «ragionevolmente negarsi», hanno aggiunto i massimi giudici amministrativi italiani, che il parere comunale negativo abbia avuto sicuro rilievo nella fase di adozione dell’atto da parte della regione Basilicata, «incidendo sulla formazione della volontà regionale in senso contrario al rinnovo dell’autorizzazione». Prassi chiara e quadro normativo lineare, di conseguenza nessun «errore scusabile». Il Collegio giudicante, respingendo il ricorso del Comune, ha, però, precisato di non poter dar seguito alla richiesta di Mineraria Cave Sud di diretta quantificazione dell’importo risarcitorio, richiesta incardinata su altri binari. In conclusione 30% a carico del Comune di Valsinni, 70% a carico della Regione e sul tavolo la Consulenza con già scritta una cifra: con gli interessi, la somma totale dell’indennizzo ammonterebbe

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