Le Cronache Lucane

VERTICI DELLA SANITÀ LUCANA SUCCUBI DELLA POLITICA

La Sanità lucana ricorre persino agli interinali delle Agenzie private di lavoro a somministrazione per infoltire le corsie degli ospedali di infermieri e personale sanitario vario, ci sono avvisi pubblici che vanno finanche deserti, ma nè il Commissario dell’Aor San Carlo, Giuseppe Spera, nè il Dg dell’Azienda sanitaria locale di Potenza, Lorenzao Bochicchio, alzano mezzo dito per contrastare i comandi presso altre amministrazioni di figure professionali quantomai utili in questo momento che vede il sistema delle cure vacillare pesantemente sotto i colpi dell’epidemia Covid-19.

La Sanità è in affanno e in Regione all’Agricoltura ci sono un infermiere e un autista di ambulanza del 118. I vertici della Sanità lucana non poteva fornire dimostrazione migliore per fornire la prova di quanto siano succubi della politica. Pubblicamente mormorano e brontolano per le braccia che mancano alle loro aziende sanitarie, ma poi nel privato sono pronti a dire sì senza colpo ferire alle richieste più inopportune e inappropriate dei governanti in Regione. Nel caso dell’autista del 118, Giovanni Mianulli, per il Dg Asp Bochicchio sarebbe stato anche più facile dare il diniego al comando. Mianulli con l’ultima ora concessa, godrà della terza proroga. L’anno scorso, a dicembre, tra i pareri positivi a spedire un autista all’Agricoltura anche , per quanto di propria competenza, quello dell’allora direttore amministrativo Asp, Giuseppe Spera. Dopo un comando e già due proroghe, data l’epidemia Covid, il diniego era già storicamente scritto da sé.

C‘è voluta la precisa volonta di piegarsi ai diktat della politica per lasciare Mianulli al Dipartimento dell’Agricoltura, invece che metterlo in turnazione sulle ambulanze. Precisa volontà di sudditanza nel permettere che i soldi pubblici dei lucani vengano girati per pagare la retribuzione di Mianulli, che la Regione rimborserà all’Asp che l’anticipa, per camminare da autista del 118, ha persino il tanto agognato posto «a tempo indeterminato», invece che nella sala del Pronto soccorso in attesa della chiamata, nei corridoi di via Verrastro in attesa, con competenze sconosciute, che un’azienda agricola si rivolga a lui per un «sostegno». Vertici della Sanità lucana, succubi della politica

 

 

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