Le Cronache Lucane

POTENZA, ACCESO IL RIPETITORE DI CONTRADA BOTTE


Nella serata del 28 di ottobre è stato acceso il ripetitore Tim di contrada Botte a Potenza. L’impianto di telefonia mobile non è ancora collegato alla rete elettrica e per questo motivo la società, per alimentarlo, ha installato un generatore di corrente diesel molto rumoroso, che provoca anche un forte inquinamento dell’aria. Oltre al danno delle onde elettromagnetiche, quindi, anche la beffa dell’aria inquinata e del rumore.

Il Comune è completamente assente. Da più di un mese il Comitato cerca di avere informazioni, ma il vicesindaco Antonio Vigilante è irreperibile.

Il 30 settembre si è tenuto un incontro in Comune con il Vicesindaco, un funzionario della società Inwit e una rappresentanza del Comitato. In quella sede ci è stata ribadita la resa incondizionata da parte del Comune a tutte le richieste della Tim e a qualsiasi altro tentativo di continuare nella mediazione per una delocalizzazione immediata. Ci sono state promesse delle centraline di monitoraggio delle emissioni, che avrebbero dovuto installare prima dell’accensione dell’impianto e dopo aver fornito i dettagli tecnici e aver consultato il Comitato sul loro posizionamento.

Siamo consapevoli della assoluta inutilità di queste centraline perché la legge italiana valuta i valori delle emissioni facendo la media di tutti i rilevamenti di ogni giornata, cancellando cosi, almeno per legge, gli effetti nocivi dei picchi e degli sforamenti rilevati oltre i limiti consentiti e, comunque già dannosi per la salute.

Il Comitato per la tutela e lo sviluppo delle contrade Botte e Torretta, in quella sede ha ribadito, e con il presente comunicato, ribadisce con forza che l’unica strada percorribile è la delocalizzazione immediata. La popolazione della zona è stremata da quasi 3 anni di battaglie e vive in uno stato di ansia permanente dovuta al pericolo di venire irradiati da onde elettromagnetiche h24, che provocherebbero danni rilevanti alla salute, in particolare dei tanti bambini, in tenera età, che popolano le contrade.

Di minore importanza, ma da non sottovalutare, è anche il danno economico che il ripetitore arrecherebbe a tante famiglie che hanno costruito le loro case con i sacrifici di una vita e pensavano di vivere tranquilli in campagna.

Anche se il Comune ha deciso di arrendersi in questa battaglia e la Tim non vorrà sentire ragioni, il Comitato continuerà comunque nella sua battaglia con ogni mezzo legale finché quell’orrendo palo di 37 metri non sarà abbattuto.

Accettando il contentino della centralina di monitoraggio, chiediamo che almeno venga trasformata la generica volontà manifestata dalla società a delocalizzare l’impianto in un impegno concreto e formale e che siano avviate, contemporaneamente all’accensione del ripetitore, tutte le procedure necessarie per la verifica della fattibilità tecnica del sito indicato dal Comune. L’impegno alla delocalizzazione dovrà essere incondizionato e confermato anche nel caso in cui il sito proposto dal Comune non dovesse risultare adatto per motivi esclusivamente tecnici. In questa eventualità dovrà essere individuato un sito alternativo.

Ringraziamo tutta la stampa per l’attenzione e lo spazio che ci ha sempre dato e preghiamo di non limitarsi solo a raccontare gli ultimi sviluppi della vicenda ma di porre alcune domande ai soggetti coinvolti, domande alle quali i cittadini non sono riusciti ad ottenere risposte:

Al Comune di Potenza. In particolare al vicesindaco Ing. Vigilante:

Dal vostro insediamento la comunicazione con Il Comune è diventata quasi impossibile, non vi sembra una grande mancanza di rispetto e di correttezza istituzionale verso tante famiglie?

Perché ancora non ci è arrivata la conferma del verbale dell’incontro del 30 settembre?

Perché non sono stati rispettati gli accordi, accendendo l’impianto prima di installare le centraline di monitoraggio?

Perché il Comune non interviene per far spegnare il gruppo elettrogeno?

Perché non ci sono stati forniti ancora i dettagli sulle centraline di monitoraggio e non siamo ancora stati consultati per il loro posizionamento, come promesso?

Perché, nonostante numerose richieste, non ci è ancora stato fornito un documento con i dettagli della proposta presentata dal Comune alla Tim e le nostre comunicazioni vengono puntualmente ignorate?

Perché questa resa incondizionata alla società telefonica quando si poteva continuare la mediazione e arrivare a una delocalizzazione immediata?

Perché ancora non è stata intrapresa la strada della mediazione con i proprietari del terreno?

Si farà l’incontro con la società, a novembre, per avere qualche certezza in più sulla delocalizzazione, cominciare l’iter burocratico e non parlare più di ipotesi, come si è detto sempre nell’incontro del 30 settembre?

Alla Tim/Inwit:

Perché non delocalizzare subito e accanirsi contro queste famiglie se è già stato individuato da tempo un terreno concesso dal Comune non a pochi metri dalle case, dove spostare il traliccio, che comporterebbe un sicuro vantaggio economico alla società e non danneggerebbe nessuno?

La Tim dovrebbe avere più riguardo verso i suoi clienti che, prima di essere tali, sono persone ed è grazie a loro se la società esiste.

L’immagine che la Tim sta dando di se è quella di un’azienda che bada solo al profitto ignorando che tante famiglie saranno rovinate.

Sicuramente l’immagine di una grande azienda come la Tim vale molto di più di un ripetitore in una campagna della Basilicata e sarebbe intelligente da parte sua, sfruttare la situazione con un gesto di umanità e attenzione che comporterebbe un grande ritorno di consenso e il dissolvimento di tutta la rabbia e il rancore generati nella popolazione cittadina da questa triste vicenda.

Vi chiediamo, infine, di diffondere un appello ai proprietari del terreno:

I vostri vicini, le famiglie delle contrade Botte e Torretta, in particolare i bambini, siamo certi anche i vostri bambini, vi pregano di rinunciare alla concessione del terreno e a tornare sui vostri passi per restituire la pace e la serenità al quartiere. Collaboriamo affinché questo incubo possa finire presto.

Il Comitato per la tutela e lo sviluppo delle contrade Botte e Torretta

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