Le Cronache Lucane

SPERANZA, MINISTRO A SUA INSAPUTA


A chi volesse offrire, con oggettiva perfidia ed in preda a meditabonde calure ferragostane, un giudizio sulla capacità politica del ministro potentino Roberto Speranza, basterebbe soltanto raccontare della mancata elezione alla Camera dei deputati nella sua Basilicata e della sua miserevole furbizia di ottenere un comodo salvagente parlamentare con i voti di parentado politico del governatore della Toscana Enrico Rossi. Eppure la vita politica del ministro della salute è così ricca di sbavature e gaffe, ma anche di inaspettati e sopraggiunti colpi di fortuna che andrebbero elencati in calce tombale alla sua biografia, quantomeno per spiegare quanto bendata se non miope sia stata la dea invocata dai poveri di spirito e dai bisognosi.

Dopo millenni di onorato vaticinio la nomina ministeriale di Speranza fa piazza pulita della locuzione latina “audentes fortuna iuvant” che dovrebbe essere invece riscritta a tutto vantaggio degli abulici e dei flemmatici di cui l’esponente di governo è stato uno dei migliori enfant prodige. C’è poi la non trascurabile questione della fisiognomica di Liberi ed Uguali. I volti usurati dei suoi padrini politici D’Alema e Bersani dicono già qualcosa di certo. Sono i primatisti delle sconfitte e dei maglioncini di puro cashmere che hanno disertato la sinistra operaia e lo hanno tirato su ad inconcludenze da radical chic, lessici da pierrot e memorie corte. Appunto un ministro a sua insaputa…


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