Le Cronache Lucane

CON LISANDRO ALLA SCOPERTA DEL RIGOGOLO


Il documentarista bellese Carmine Lisandro ci regala sempre più spesso immagini mozzafiato dell’ambiente faunistico della “Basilicata a Nord Ovest” (come recita il titolo di un suo noto documentario). Questa volta ci racconta del Rigogolo, che tra i vari uccelli migratori che in primavera arrivano dall’Africa per nidificare nel nostro territorio, è probabilmente uno dei più belli.

Il Rigogolo (dal nome scientifico Oriolus oriolus)  ad oggi, «non sembra in Italia una specie particolarmente minacciata, anche se la presenza è meno costante rispetto agli anni passati, minor presenza dovuta forse alla progressiva modifica, da parte del l’uomo, degli habitat idonei  alla nidificazione, resta comunque una specie tutelata ai sensi della L. n. 157/1992 “Norme per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio” ed è una specie strettamente protetta in base alla Direttiva di Berna del 19-9-1979» spiega Lisando.

Ed il documentarista ci offre una dettagliata descrizione dell’esemplare: ha un’apertura alare di 45/49 cm. ed è lungo all’incirca 24 cm.  per un peso di 70 grammi.  Il suo volo è veloce e gli permette di effettuare oscillazioni e rapide impennate verso le cime degli alberi, dove si sposta agilmente di ramo in ramo. Il maschio, dotato di colori molto appariscenti, ha il dorso, il capo ed il ventre di un colore giallo brillante, con la coda e le ali nere; la femmina invece si distingue dal maschio per la livrea meno sgargiante in quanto prevale un colore verde-oliva sul dorso, con striature grigio chiaro sul ventre, mentre il becco è di colore rosa, vista da lontano può essere confusa con la femmina del Picchio verde che, invece, ha il capo di colore rosso. I giovani somigliano alle femmine per il loro colore verdastro».

Per quanto concerne l’habitat, «il Rigogolo vive in Italia al disotto dei 1700 m. sul livello del mare, raramente si avventura in spazi aperti preferendo il fitto della vegetazione che aiuta il Rigogolo a nascondersi meglio ed inoltre, essendo molto schivo e prudente, è pronto a fuggire alla più piccola avvisaglia di pericolo -incalza Lisandro- Ci accorgiamo della sua presenza e cerchiamo di scorgerlo tra i rami degli alberi, solo grazie al richiamo che il maschio rivolge alle femmine presenti nel suo territorio: un canto melodioso quasi fosse il suono di un flauto che è possibile udire nelle ore serali o all’alba, a volte fino a settembre inoltrato. Ama lavarsi sfiorando la superficie dell’acqua ripetutamente per poi pulirsi con meticolosità.

Il Rigogolo vive dove vi è disponibilità di cibo ed acqua: la sua alimentazione, è basata, prevalentemente, sulla predazione di insetti (Mantidi, Libellule) e di frutti (gelsi, prugne, ciliegie e fichi)». Tra Maggio e Giugno, una volta formatasi la coppia, costruiscono un nido che è alquanto singolare, ci spiega il documentarista, «intrecciano fibre vegetali tra la biforcazione di due rami, quasi fosse un cestino nel quale la femmina depone da 3 a 5 uova bianche con macchie color bruno-rossastre. Uova che vengono covate, sia dal maschio che dalla femmina, per circa due settimane». Questo bellissimo uccello però deve fare attenzione anche ai predatori: «tra i predatori degli adulti vi sono alcuni rapaci come il Nibbio bruno, lo Sparviere euroasiatico ed il Falco pellegrino mentre le uova ed i pulli, a volte vengono predate da corvidi come: Gazze, Ghiandaie, Cornacchie e Taccole che sono, purtroppo, sempre pronti, in assenza dei genitori, a depredare i nidi.  I piccoli, essendo nidi costruiti quasi sempre in vicinanza dell’acqua, non appena sono in grado di fare i primi voli ne approfittano per rinfrescarsi dalla calura estiva sempre sotto lo stretto controllo dei che, dovendoli nutrire con una certa frequenza, hanno un bel da fare a chiamarli per non farli allontanare troppo». Quando, all’inizio dell’autunno, i giovani crescendo, riusciranno ad essere più autonomi «saranno pronti, insieme ai genitori a intraprendere, il loro primo viaggio verso l’Africa e chissà, anzi sono sicuro, che l’anno seguente, in primavera, li vedrò tornare insieme ai genitori» conclude Lisandro.

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