Le Cronache Lucane

CASO FANELLI, APPALTI AGLI AMICI: MUTA LA LEGA, MA PURE L’OPPOSIZIONE

APPALTI PUBBLICI: TACE LA MAGGIORANZA MA PURE L’OPPOSIZIONE È MUTA  Alla via del capoluogo, Pienza 78, Alessandro Coviello, dentro a un bar ha calato il tris di società, Covel, Upside e NovaFood, tutte aventi sede nel caffè “Squisito”, e di colpo a via Verrastro, nel Palazzo della Regione, è calato il silenzio. Tanto la maggioranza di centrodestra, quanto le opposizioni, in particolar modo quella di centrosinistra, tacciono. Eppure tra i vari meccanismi descritti da Cronache Lucane, ce ne sono due distinti che una volta scoperti sono di semplice comprensione. L’elusione della rotazione negli appalti pubblici del Consiglio regionale, evidente nel caso Upside, e l’affidamento diretto del Dipartimento agricoltura, per 31mila e 700 euro, che già a valle opaco nelle modalità, si è rivelato, a monte, ancor più oscuro, a seguito di successivi aggiornamenti quali, su tutti, il subappalto della Covel alla Pubblipress e il conflitto di interessi per Alessandro Coviello. Ciò poichè Coviello è sia beneficiario, unico operatore economico interpellato, della gara affidata dal Dipartimento regionale, che amministratore unico, nonchè legale rappresentante, di una società, la NovaFood, il cui aquisto di prodotti alimentari, come lo snack salato al peperone crusco (Cruskees), dovrebbe essere incentivato dall’iniziativa, “Compra lucano”. Campagna promozionale, pagata con soldi pubblici (31mila e 700 euro), che gestisce sempre Coviello, come Covel. Vero è che intuire i collegamenti di Alessandro Coviello col centrodestra è semplice. Da aspirante politico si è candidato, raccolse 131 voti, come consigliere comunale di Potenza, alle amministrative del maggio 2019, nella civica per Guarente sindaco. Tra l’altro all’inaugurazione della sua campagna elettorale, intervenne personalmente, come testimoniano le foto, proprio l’assessore regionale all’agricoltura, Fanelli. Quello dal cui Dipartimento regionale collegato è partito l’affidamento diretto della iniziativa di comunicazione e promozione “Compra lucano”, in favore della Covel che si occupa prevalentemente di impianti elettrici e antincendio. Fin qui si può comprendere il perchè e il per come, casualmente, procedendo su una supposta «urgenza», il Dg Restaino tra le tante società disponibili sul mercato elettronico della Pubblica amministrazione, abbia individuato proprio la Covel che ha un codice Ateco prevalente di tutt’altra categoria merceologica.

IN REGIONE IL FEUDO COVIELLO NATO SOTTO LA STELLA DEL CENTROSINISTRA Forse, però, non è poi così difficile neanche intuire il perchè anche il centrosinistra tacia. Quello dei Coviello in Regione è come un feudo consolidatosi negli anni e tramandato dal padre che, per la qualità di dipendente pubblico comunale, nel 2010, il 22 ottobre di quell’anno, ha, presso lo studio notarile Gatti, sottoscritto il contratto di fitto d’azienda tra la ditta Covel di A. Coviello e la società Covel Group, di cui la moglie, Bevilacqua è amministratrice, e il figlio Alessandro, socio al 50% con la madre che detiene l’altra metà. Come eventi da registrare nel 2010, non solo il fitto d’azienda, ma anche, a giugno di quell’anno, «la proroga del contratto di videoregistrazione dei lavori consiliari, affidato, alla ditta Covel di A. Coviello».

CONSIGLIO REGIONALE DOUBLE FACE: COVEL PER 2 VOLTE «INIDONEA» PER AGGIUDICARSI L’APPALTO CHE PER ANNI HA CONTINUATO A GESTIRE IN PROROGA Date e proroghe iniziano ad illuminare un sentiero che scorre sotto il cielo del centrosinistra. La proroga del Consiglio regionale doveva essere per il «tempo strettamente necessario all’affidamento del servizio di videoregistrazione» previo nuovo appalto. La proroga, però, è durata anni. La gara triennale è stata un insuccesso per ben due volte. In più, da quel che è possibile ricostruire, l’iniziale proposta di una «gestione integrata multimediale» delle attività relative alle sedute del Consiglio e delle Commissioni consiliari, quali «digitalizzazione e montaggio di filmati riguardanti precedenti videoregistrazioni delle sedute consiliari, archiviazione videoregistrazioni, ripresa audio video di avvenimenti esterni… da utilizzare anche via web» e via discorrendo, come la «sottotitolazione per i non udenti», negli anni si è trasformata in uno spacchettamento dei servizi con diversi e relativi affidamenti. Ad ogni modo il feudo è stato spacchettato, ma resiste anche grazie all’inserimento della Upside che è la Covel composta a ranghi invertiti, in quanto l’amministratore unico non è la madre, Bevilacqua, ma il figlio, Alessandro Coviello. La gara prevista nel 2010, anno in cui c’è stata la contestuale proroga alla Covel, fino all’espletamento della procedura di gara, è stata poi affidata nel 2017. L’aggiudicataria: la Covel. Nel frattempo, stando la proroga di 7 anni prima, la stessa Covel che aveva continuato a gestire l’appalto è stata dichiarata per ben due volte inidonea a condurre lo stesso. La prima procedura ad evidenza pubblica per l’acquisizione dei servizi citati, aggiudicata nel 2011 è stata poi annullata in autotutela e non affidata a nessuno per «accertata inidoneità a svolgere il servizio da parte della Raggruppamento temporaneo di imprese (di cui faceva parte anche la Covel, ndr) seconda classificata». Nuova gara, nel 2014, per i “Servizi e assistenza tecnica alle attività e al funzionamento delle sedute del Consiglio regionale, delle Commissioni Consiliari e eventi connessi: fornitura di contenuti audiovisivi e visivi e loro trasmissione via internet», nuova, nel 2015, «inidoneità a svolgere il servizio da appaltare da parte della Covel Group». Tutte e nove le ditte partecipanti, successivamente, sono state, nel novembre del 2016, dichiarate escluse. Nel frattempo «al fine di non interrompere il servizio», lo stesso è stato «espletato dalla ditta Covel Group».

L’ANOMALO RIBASSO E LA BASE D’ASTA “A PIACERE” Sotto le legislature di centrosinistra è accaduto questo e dell’altro ancora. Per esempio, tornando alla seconda «inidoneità» della Covel, la stessa aveva presentato, offrendo il ribasso maggiore, un’offerta anormalmente bassa. Su una base d’asta di 60mila euro, Iva esclusa, Covel offrì 25mila e 500 euro, sempre Iva esclusa. Senza apparente motivazione, nel 2017, per lo stesso servizio, assistenza tecnica per la registrazione audio-video, per lo streaming delle sedute del Consiglio regionale e la conseguente gestione delle apparecchiature della sala regia a supporto dell’Aula consiliare e per la registrazione audio delle Commissioni Consiliari», e per la stessa durata, 12 mesi, la base d’asta subì una riduzione rilevante. Passò dai 60mila euro ai 34mila e 500 euro. A partecipare, nel 2017, solo 2 ditte, tra cui il gestore in proroga, la Covel, che al terzo giro, ce l’ha fatta. Affari di famiglia, con queste e altre particolari situazioni, che saranno oggetto di prossimi aggiornamenti…

 

L’INTERVENTO  di SAVINO A. ITALIANO

LA PARABOLA LEGHISTA DELLA MERITOCRAZIA È IN REALTÀ SOLO SPIETATA LOTTA DI POTERE

La verità, per quello che spesso vediamo, non è mai qualcosa di certo. Di definito. Di insindacabile. Le verità, spesso, diventano tante. Diventano ampie. Sono spesso figlie di chi le vende o di chi se ne vuole servire. Le verità politiche hanno sempre un certo valore da dove le si racconti. Dalla maggioranza o dalla opposizione. Sono volubili. E spesso basta poco più di qualche mese, soprattutto se si passa dall’opposizione alla maggioranza nel frangente, ad aumentarne la volubilità. In sostanza, quello che giornalmente apprendiamo dalle notizie quotidiane è che spesso le verità sono anche scomode. Difficili da raccontarle e soprattutto da renderle importanti. La politica ha imparato a servirsene a piacimento negli ultimi tempi. E noi le abbiamo immagazzinate senza neppure un velo di dubbio. Certi che l’unica verità fosse quella che volevamo solo sentire. Ed invece, oggi, abbiamo il dovere di guardare alla verità, non solo per quella che volevamo sentire, ma anche per quella che dovevamo vedere. E che spesso non vediamo. Anzi. Ci accorgiamo che, come la parabola “leghista” al grido della competenza, della meritocrazia della buona amministrazione decisamente e totalmente disallineata dal passato altro non sta diventando che una lotta al Potere ancora più spietata del passato. Figlia, a mio avviso, di rancorose situazioni politiche e civili anche del passato. Dove, senza dubbio, si sono consumati errori madornali. Scelte inopportune. E soprattutto assenza di una politica cha ha smesso di allevare e sviluppare una nuova classe dirigente politico amministrativa perché troppo impegnata in una conservazione dell’io. Gli ultimi articoli che Cronache Lucane ha messo con caparbietà in evidenza sulla gestione degli affidamenti ne sono un esempio. Appare quasi come la dottrina del “adesso ci sono io e faccio come dico io”. Tutto questo, appare, spesso nel silenzio politico di una opposizione politica incapace di reagire mettendo in campo una proposta alternativa. Una idea di contraltare a quella che è diventata soltanto una politica di accaparramento. Chiusi ognuno nel tatticismo sfrenato e occulto che prima o poi porterà all’estinzione di tutti. È la natura che ce lo insegna ciò. La politica a volte non ne fa tesoro. Oppure fa finta di non riconoscerlo. La verità, se proprio ne vogliamo dare atto e coraggio, analizzando le cose, è che siamo riusciti, come è già accaduto in passato in altri contesti politici, a buttare il bambino con l’acqua sporca. Siamo di fronte a cambiamenti epocali. A sfide future che richiederanno tantissima abnegazione e serietà nelle scelte che verranno. E non sarà solo una questione di competenze. Ma di visioni. Di idee. Di confronti e di incontri. Sincerarsi dietro gli slogan e le verità a tempo e piacimento è un esercizio fine ad un momento. Non di prospettiva. Quanto Le Cronache lucane ha il coraggio di mettere in luce ne è un esempio lampante. Non si può abbandonare il ruolo di opposizione ad un giornale. La politica ne deve trarre considerazione dai giornali. La politica deve ritrovare il ruolo della verità. Quella di indicare e incamminare il suo popolo verso una meta. A me, ovviamente, senza nessun sotterfugio, farebbe piacere se i partiti del centrosinistra lucano sarebbero in grado di rifarlo nuovamente loro. Nuovamente perché in passato sono stati forieri di questo. Hanno saputo mettere in campo classi dirigenti e sfide sociali ed economiche immani in Basilicata. Oggi, bloccati dai personalismi, dalle guerre interne, dai veti e dai dualismi hanno smesso di indicare prospettive. Di aprire dibattiti. Di far crescere nuove classi dirigenti di giovani che possono dare ossigeno all’ingessatura politica attuale. Hanno lasciato ascoltare solo gli slogan “lumbard” come verità assoluta. Mi auguro che da qui, anche il post Covid, possa essere un tempo in cui ci si torni a riflettere ed incamminarsi verso una nuova prospettiva. Una nuova proposta politico culturale di una parte dei giovani lucani del centrosinistra che hanno voglia di prendersi il futuro e di raccontare e realizzare la loro verità. Quelle vissute giornalmente sulla loro pelle. Non quelle utilizzate nelle piazze e sui media a piacimento.

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