Le Cronache Lucane

QUANDO DE BONIS AVVICINÒ IL GIUDICE PER PITTELLA

DE BONIS, UN TERREMOTO PER IL QUALE SONO STATI SENTITI ALMENO 2 MAGISTRATI  Sull’ex capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, il magistrato lucano Francesco Basentini, i riflettori, in particolar modo quelli di La7, restano accesi e così vengono alla luce particolari verbali che se pur non contenenti notizie di reato, così come giudicati, contengono circostanze ugualmente degne di nota. Uno dei centrali snodi informativi è costituito dal noto avvocato civilista lucano, De Bonis. Nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Potenza, coordinata dal procuratore capo Curcio, sul sistema di «collusioni fra pubbliche amministrazioni, professionisti e imprenditori», che portò all’arresto di De Bonis, del finanziere D’Apolito e dell’ex segretario dell’ex governatore Pittella, Di Lascio, non soltanto Basentini è stato ascoltato dagli inquirenti. Come persona informata sui fatti, dati «i contatti» emersi durante le indagini, sentito anche il presidente del Riesame di Potenza, Aldo Gubitosi. Cronache Lucane ha potuto visionare in esclusiva proprio il verbale di assunzione d’informazioni riguardante il giudice Gubitosi che, tra le altre cose, si astenne, a novembre dell’anno scorso, dal giudicare De Bonis che aveva fatto ricorso contro l’istanza cautelare degli arresti domiciliari.

LA PERSONALITÀ DI DE BONIS DESCRITTA DAL GIP AMODEO CONFERMATA DAI VERBALI  Alcuni dettagli delle dichiarazioni di Gubitosi sembrano indirettamente confermare, per quanto non si tratti di reato, la descrizione che il Gip Amodeo ha fatto dell’avvocato De Bonis come persona in costante bisogno di notizie per «conoscere i punti di forza e di debolezza dei soggetti da avvicinare o già conosciuti, inseriti o da inserire nel proprio circuito relazionale», aveva «un’attitudine ad inserirsi in flussi informativi riservati e a sfruttare le proprie conoscenze, per trame utilità, in dispregio delle norme poste a presidio dell’imparzialità e del buon andamento della pubblica amministrazione, anche giudiziaria». In questa prospettiva, “punto di contatto” di Gubitosi: il pollice verde. Come dal giudice riferito in Procura a Potenza: «Conosco l’avvocato Raffaele De Bonis, si tratta di una persona che frequento, con cui condivido la passione per le piante e la botanica, e per i cani». Tra una «potatura» e un’altra, nonchè una fattura della Cooperativa Verde Brillante, «intestata» a Gubitosi, ma ritrovata per caso, «nel corso della perquisizione al De Bonis», in possesso dell’amico amante dei cani, il giudice rompendo gli indugi riporta agli inquirenti di Potenza una “curioso” accaduto che già dalla premessa invita ad acuire l’udito: «Certamente il De Bonis è amico o, comunque, è legato a Marcello Pittella, me lo disse lui stesso». Già in occasione dell’arresto di Pittella, nel luglio 2018 per l’inchiesta Sanitopoli, De Bonis conoscendo le prassi della Giustizia, si era portato avanti. Con l’ex governatore ai domiciliari, De Bonis andò dal presidente del collegio del Riesame di Potenza, per dirgli che Pittella «era vittima di un complotto, di una sorta di faida interna al Partito democratico». Gubitosi ha ammesso l’avvicinamento di De Bonis che con lui, che lo avrebbe giudicato in seconda battuta dopo il Gip, in riferimento ai domiciliari, andava «perorando la causa del Pittella». Il fatto che Gubitosi si sia limitato ad aggiungere che «De Bonis non cercò mai di influenzare, in modo esplicito o diretto, le decisioni mie e, quindi, del mio Collegio», avalla l’ipotesi che lo fece, di conseguenza, in maniera subdola proprio perchè sapendo di non poterlo fare espressamente, sapendo probabilmente chi avesse di fronte. Anche «dopo la prima decisione del Riesame», De Bonis nuovamente avvicinò il giudice per parlargli di Pittella. Per l’amico ex governatore, De Bonis poteva fare questo ed altro, compreso il finanziamento per la campagna elettorale delle regionali del 2019 con la busta contenente 25mila euro consegnata nelle mani di Di Lascio. Per il Gip una “mazzetta” in quanto i soldi consegnati «il giorno dopo le elezioni regionali del 24 marzo 2019 e non prima della campagna elettorale o durante la stessa», rappresentavano una dazione, per le modalità, «non tracciabile» ed erano stati, infine, consegnati a Di Lascio «nello studio del De Bonis, e non in una segreteria politica o in un ufficio del candidato» Ad ogni modo con un pretesto giuridicamente infantile, De Bonis non rappresentava legalmente Pittella e consapevolmente aveva contezza dell’inutilità della sua domanda, di nuovo lo stesso si decise a riavvicinare Gubitosi. «De Bonis – ha dichiarato il giudice in Procura – mi chiese quando, più o meno, avremmo depositato le motivazioni del nostro provvedimento di conferma, in quanto, mi diceva, Pittella voleva fare ricorso per Cassazione». «Gli dissi – prosegue il verbale – che avremmo depositato nei termini la nostra motivazione e che naturalmente era diritto del Pittella fare il ricorso». De Bonis «si limitò» ad avvicinare Gubitosi, che aveva l’indiretto potere di rimettere in pista l’ex governatore per la candidatura a presidente della Regione, «perorando la causa del Pittella» ma, come riferisce ai colleghi Gubitosi senza l’apparente intenzione di «influenzare, in modo esplicito o diretto» la decisione di Gubitosi che fu anche estensore poi del provvedimento. Nulla di penalmente rilevante, così come il Procuratore Curcio ebbe modo di dire subito dopo il Riesame, ma «informazioni preziose». Tra gli altri fatti “non penalmente rilevanti” Gubitosi spiega anche un’altra “fortuita” circostanza: il ritrovamento di una fattura a lui intestata, emessa dalla Cooperativa Verde Brillante, presso l’abitazione dell’avvocato De Bonis, giustificando il ritrovamento col fatto che quelli dell’impresa di giardinaggio «sapevano che era mio amico per cui o me la sarei andata io a ritirare e me l’avrebbe fatta recapitare lui stesso».

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