Le Cronache Lucane

LEGA FERMA AL ’99: CICALA SI REGALA UN ANNO DI NOMINE

Non sappiamo se al pari del suo collega Carmine Cicala, il capogruppo della Lega, Tommaso Coviello, abbia “acquisito materie relative” questa volta e per sua fortuna, non in giurisprudenza ma in filosofia. Eppure sarebbe bastato ricordare la massima di Wittgenstein «di ciò di cui non si può parlare bisogna tacere». E bene avrebbe fatto a tacere il capogruppo della Lega per la dimensione surreale delle sue parole che sono utilizzate, quelle sì strumentalmente, alla difesa pigra, corta ed inesatta del suo compagno di partito. Rispieghiamo, perciò, la questione per come è e non per come ce la vuole raccontare Coviello. Innanzitutto non c’è un solo rigo che parli di illegittimità. Dove l’abbia mai letto il solerte consigliere rimane oggetto di seduta psicoanalitica. Inoltre a scadenza prodotta del Presidente Cicala, Coviello dovrebbe conoscere quella disposizione che si chiama “prorogatio” e che in ragione di una precisa programmazione temporale di adempimenti, evita determinazioni di nullità o quant’altro degli atti. Ne saranno sollevati di certo la portavoce del Presidente Cicala, Eleonora De Paolis Foglietta, ed il Coordinatore della Struttura di informazione e comunicazione del Consiglio Regionale della Basilicata, Pierluigi Maulella Barrese, beneficiari della generosità viggianese del presidente Cicala. Nessun riferimento, invece, Coviello lo indirizza alle disposizioni intervenute con l’articolo 92 che come un mantra pirandelliano continueremo a ricordare ai riottosi di memoria proprio come lui: «Il Consiglio regionale adegua il proprio Regolamento alle previsioni statutarie. Fino all’entrata in vigore del nuovo Regolamento interno è fatto salvo il Regolamento vigente». Dunque l’ermeneutica leghista del capogruppo Coviello, dimentica quel «è fatto salvo il Regolamento vigente». E cosa dice mai all’articolo 8, tra disposizioni e regole datate al 1999, il regolamento interno ai consiglieri regionali nell’anno del Signore 2020? Semplice, semplice ci dice che «l’Ufficio di presidenza resta in carica un anno e i suoi componenti sono rieleggibili». Qui ci sarebbero fiumi di giurisprudenza e di valutazioni che evitiamo di ripercorre a tutela della bonaria pazienza dei nostri lettori, ma non per questo l’arringa dell’avvocato Coviello in salsa leghista può ottenere ragione e ne quantomeno ignorare, come volutamente fa, di considerare il quadro regolamentare profondamente ed irragionevolmente disallineato e non solo per le innovazioni significative introdotte nel nuovo Statuto regionale ma per le stesse prerogative che spettano anche in qualità di vigilanza e di compiti istituzionali ai consiglieri regionali, di cui pure fa parte Tommaso Coviello. Sarà per questo allora che il consigliere Coviello si guarda bene dal contestualizzare le date, troppo significative per un giudizio di merito sull’operato del Presidente Cicala e per ribadire che i lavori della massima assemblea regionale sono disciplinati da regole vecchie di oltre vent’anni? Avrà forse avuto rossore e prudenza a rievocare la nettezza disarmante di queste date? Un ultima e veloce notazione di cronaca politica. Sono ormai mesi che la Lega lucana, a partire dal senatore Pasquale Pepe somministra canzonette comunicative a tutti, comprese gli alleati del centrodestra, di essere il partito dell’efficienza, del rigore, della capacità amministrativa. Lo ha fatto stilettando sempre il governatore Bardi, ora l’assessore Leone ora l’assessore Cupparo. E nonostante tutto il pulpito d’ipocrisia del leghismo lucano va quantomeno rispedito al mittente. Basterebbe lanciare soltanto una piccolina sbirciatina sul campo d’azione istituzionale per valutare impietosamente gaffe, titubanze, indecisioni della troupe leghista in Giunta ed in Consiglio. Il presidente Cicala con la sua sindrome da primato li ha però battuti tutti. Un anno compulsivo di nomine e nemmeno un giorno ad adeguare il regolamento…

CICALA È IL “RE” (DECADUTO) E COVIELLO IL SUO “PROFETA (ERRANTE) Chi fa informazione non ha certo la necessità di chiedere il permesso nell’esprimere una opinione che per altro è documentata, oltre ad avere in un precedente storico (le scelte dell’ex presidente Mollica), un elemento che rende indiscutibile la posizione assunta. Il comunicato del Gruppo della Lega in Regione tradisce un eccesso di legittima difesa, dunque è debole dal punto di vista politico. Un atto dovuto, un po’ forzato, in un contesto di totale disarmonia fra componenti interne, partiti, maggioranza e minoranze. Non è mai stato approvato un nuovo Regolamento Consigliare in funzione del Nuovo Statuto. È in vigore il vecchio Regolamento. Le norme e le procedure fanno riferimento al vecchio Regolamento. Di cosa si ha paura? Perché ci si vuole nascondere dietro all’assenza di regole? Il richiamo generico al nuovo Statuto non è supportato da un disciplinare specifico? In un anno nessuno ha lavorato (colpevolmente) ad un regolamento che recepisse le indicazioni dello Statuto. Se la maggioranza, e i partiti che la compongono, è compatta non è certo un passaggio democratico in consiglio regionale che deve spaventare. Se, invece, come supponiamo, si temono imboscate è in casa propria che si deve guardare e non certo nella redazione libera di un libero giornale. Lo status quo di questa fase è sintomo di un sistema bloccato. Intorno ai due presidenti, Bardi in Giunta per Forza Italia e Cicala in Consiglio per la Lega. Nessuno è contento, tutti fingono di esserlo. Ma la verità è che la guida di governo e istituzionale dei due partiti è sostanzialmente nelle mani dei due presidenti. Due mondi diversi, ma oggi convergenti. Con buona pace di chi non è d’accordo, non può dirlo e però si allinea, come fanno i soldatini più disciplinati.

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