Le Cronache Lucane

«COVIELLO DIFENDE L’INDIFENDIBILE: LA REGOLA È CERTA E VA APPLICATA»

«Si può disquisire su tutto, ma non sull’interpretazione di regole certe da applicare e che come tali vanno applicate: Coviello difende l’indifendibile». Così l’ex presidente del Consiglio regionale, Franco Mollica, ha commentato la replica a Cronache Lucane del capogruppo della Lega in Regione, Tommaso Coviello, sulla diffusa notizia che l’attuale Ufficio di presidenza del Consiglio è scaduto il 6 maggio scorso, esattamente 12 mesi dopo l’elezione dei suoi componenti avvenuta nel 2019. “Re” Carmine deve passare ora attraverso la riconferma fiduciaria del Consiglio regionale, ma il presidente leghista Cicala, per intuibili motivazioni politiche, eviterebbe volentieri, come ha tentato di fare finora, il voto dell’Assise. Il giudizio di Mollica, all’indomani della notizia diffusa da Cronache Lucane sul decaduto Cicala, è quantomai importante per duplice valenza: la carica ricoperta, ma soprattutto il fatto che in virtù della stessa proprio lui rappresenta, in riferimento alla vicenda specifica, il precedente storico che contraddice sia la tesi di Coviello che l’operato di Cicala. Nuovo Statuto della Regione Basilicata e vecchio regolamento interno del Consiglio regionale: per l’uno, il primo, l’Ufficio di presidenza resta in carica «30 mesi», per l’altro, il secondo, «12 mesi». Mollica, nella stessa situazione attuale di Cicala, non casualmente, ha iscritto il rinnovo, ottemperando alle regole, appena scattato il termine del 12 mese. «A rimanere basiti – ha dichiarato a Cronache Mollica – è chi ascolta le dichiarazioni di Coviello, non lui che da “basito” le ha fatte. Giusto il citare l’articolo 27 dello Statuto («30 mesi», ndr), ma errato non sfogliarlo fino all’ultima pagina dove viene riportato l’articolo 92 che è chiaro ed ha una logica precisa». Per la cronaca per l’articolo 92 «il Consiglio regionale adegua il proprio Regolamento alle previsioni statutarie; fino all’entrata in vigore del nuovo Regolamento interno è fatto salvo il Regolamento vigente». «L’articolo 92 – ha spiegato l’attuale consigliere comunale di Venosa, Mollica – non blocca operativamente il Consiglio regionale, stabilendo quali regole sono valide fino all’adeguamento del Regolamento interno. Del resto nell’attuale Ufficio di presidenza c’è anche il consigliere regionale di Italia viva, Mario Polese, che ben conosce il dibattito conclusosi con la stesura di questo specifico articolo dello Statuto che è una norma di salvaguardia in attesa del completamento». «Non intendo assolvere il centrosinistra – ha rimarcato Mollica – anzi. Ascoltare le dichiarazioni di Coviello, assistere a un tale schiaffo alle interpretazioni, significa che per 20anni abbiamo perso tempo. Ma se è vero che con atti successivi a valle non abbiamo completato quanto nello Statuto contemplato, parimenti corrispondente a realtà è il fatto che Cicala, la Lega e il centrodestra dovevano procedere, e c’è stato un anno di tempo per farlo, a una modifica del Regolamento interno del Consiglio seguendo, tra l’altro, l’iter previsto. Di conseguenza, “alla prima seduta del Consiglio Regionale”, la questione rinnovo deve essere iscritta all’ordine del giorno». «La vicenda – ha concluso l’ex presidente del Consiglio regionale – dimostra come altro che cambiamento e novità, il centrodestra rappresenta così una regressione». Quella dell’Ufficio di presidenza, inoltre, non è l’unica “incompiuta” dello Statuto regionale. Mancano all’appello anche due leggi regionali e il presidente del Consiglio Cicala dovrebbe saperlo perchè nel febbraio scorso, l’ex Dg Agostino, ha liquidato, poichè «tutte le attività previste dall’accordo sono state correttamente ed integralmente eseguite», l’Istituto di Studi sui Sistemi Regionali e Federali e sulle Autonomie “Massimo Severo Giannini” per la consulenza, in base alla convenzione stipulata dal centrosinistra, sulla disciplina dei referendum e del Consiglio delle autonomie locali.

RADICE (GIÀ PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE) SUL “RE” CICALA E LA DIFESA DEL “PROFETA” COVIELLO: «NON SO SE RIDERE O PIANGERE» Appresa la notizia, riportata da Cronache Lucane, del mancato rinnovo dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, il già presidente proprio del Consiglio regionale della Basilicata, Aldo Michele Radice, ha affidato un primo commento a caldo all’aggettivo «sconcertato». «Non so se piangere o ridere – ha proseguito Radice -, ma mi rendo conto di quanta approssimazione vi è circa la conoscenza delle Istituzioni di cui si fa parte. E fino a quando prevarrà l’ignoranza e la non conoscenza delle norme vigenti, il “Re” Cicala, così viene identificato dalla stampa l’attuale Presidente del Consiglio, potrà continuare ad imperare». Radice, inoltre, nel suo intervento, si prodiga in un excursus, nel caso di specie tra Statuto della Regione Basilicata e Regolamento interno del Consiglio regionale, sulla gerarchia delle fonti e sulla interdipendenza funzionale tra l’una e l’altra. Dalla premessa, passando per la digressione, nelle conclusioni, il già presidente del Consiglio regionale, Aldo Michele Radice, è giunto a ritenere che «addebiti che si possono muovere al “Re” Cicala, riporto tale termine con gran fastidio perchè viviamo in una Repubblica e non in una monarchia se mai qualcuno se ne fosse dimenticato, ma anche all’intero Consiglio ed aggiungerei agli Uffici del Consiglio, è quello di non provvedere a rendere coerenti con il nuovo Statuto tutte le norme che ne discendono: tutto il resto è chiacchiericcio ed anche di cattivo gusto»

 

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