Le Cronache Lucane

TARANTO, ARRESTATO IL PROCURATORE CAPO

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza, dopo avere coordinato e diretto complesse investigazioni riguardanti delitti in materia di reati contro la pubblica amministrazione, contro il. patrimonio, contro la fede pubblica e contro l’amministrazione della giustizia, nella matti.nata odierna – delegando il Nucleo di Polizia Economico – Finanziario di Potenza, la Sezione di P.G. Aliquota Guardia di Finanza di Potenza e la Squadra Mobile. della Questura di Potenza, che avevano svolto con professionalità le indagini delegate – ha dato esecuzione ad una ordinanza di applicazione di misura cautela.re personale nei confronti di CAPRISTO Carlo Maria, Procuratore della Repubblica di Tarànto, SCIVITTARO Michele Ispettore della Polizia di Stato in servizio . presso la Questura di Taranto, distaccato presso gli Uffici della locale Procura, di
MANCAZZO Giusèppe, MANCAZZO Cosimo e MANCAZZO . Gaetano, imprenditori operanti nella Provincia di Bari.
Gli indagati sono stati tutti ritenuti dal Giudice della Indagini Preliminari di Potenza, gravemente indiziati. del delitto del delitto di cui agli art. 110,,56-319 quater cp. Dalle indagini, emergeva che i predetti indagati, in concorso e previo accordo fra loro, il Capristo.in qualità di Procuratore della repubblica di Taranto e già di Procuratore della Repubblica a Trani), lo Scivittaro quale Ispettore della Polizia di Stato utilizzato dal Capristo per la materiale esecuzione del reato, i Mancazzo quali imprenditori pugliesi, legati al Capristo, mandanti dell’azione delittuosa, compivano atti idonei diretti in modo non equivoco ad indurre un giovane Sostituto Procuratore della Repubblica in servizio nella Procura ·di Trani, a perseguire in sede penale, senza che ne ricorressero presupposti di fatto e diritto, la persona che loro stessi avevano infondatamente denunciato per usura in loro danno, in modo da ottenere indebitamente i vantaggi economici cd i benefici di legge conseguenti allo status di soggetti usurati.
Il reato non si perfezionava in ragione della ferma opposizione del giovane magistrato di Trani avvicinato per “aggiustate” indebitamente il processo.
Da rimarcare che proprio il giovane PM, aveva denunciato i fatti in contestazione e che la sua decisiva collaborazione ha permesso a questo Uffìcio di sviluppare le indagini sfociate nelle misure cautelari eseguite in data odierna. La presente vicenda processuale, peraltro, dopo la denuncia del giovane Pubblico Ministero era stata direttamente trattata dallo stesso Procuratore della Repubblica di Trani dell’epoca, che aveva chiesto di archiviare la notizia di reato. Di seguito, in ragione dell’infondatezza di tale richiesta, l’indagine veniva avocata dalla Procura Generale di Bari che la trasmetteva per competenza funzionale a questo Ufficio che avviava le
investigazioni circa un anno fa. Inoltre, gli indagati Capristo e Scivittaro, sono stati ritenuti dal Gip, gravemente indiziati ·anche del delitto truffa in danno dello Stato e falso per avere falsificato ideologicamente
la documentazione riflettente la presenza, per ragioni lavorative, presso la Procura di Taranto dello Scivittaro, che era stato distaccato dalla Questura alla Procura  li Taranto.
Dalle indagini emergeva che lo Scivittaro, con l’avallo del Procuratore Capristo, che controfirmava le sue · presenze in . servizio ed i suoi straordinari mai prestati, anziché .lavorare presso la Procura o nell’interesse della Procura, rimaneva presso il proprio domicilio, o si occupava di adempiere ad incombenze di tipo, personale o sbrigava faccende l’intetessato del dott . Capristo.
Nei confronti dei cinque soggetti, sopra indicati, è stata applicata la misura cautelare della custodia· agli arresti domiciliari presso le rispettive abitàzioni. Sono state svolte le perquisizioni focali e personali presso le abitazioni e i luoghi di lavoro dei suddetti indagati, nonché di altri soggetti ed altro indagato appartenente all’Ordine Giudiziario, nei cui confronti si procede per abuso di uffici.o e
favoreggiamento personale.


Per Capristo è una nuova tegola giudiziaria dopo l’accusa di abuso d’ufficio mossa dai magistrati di Messina nell’inchiesta sul “sistema Siracusa“, una presunta organizzazione che secondo l’accusa era in grado di pilotare le decisioni del Consiglio di Stato, ma anche di aggiustare le richieste provenienti da magistrati e politici. Anche i fatti siciliani che coinvolgono il capo degli inquirenti tarantini, riguardano il periodo in cui Capristo era procuratore di Trani. Si tratta del famoso depistaggio sull’inchiesta Eni: nel capoluogo tranese era infatti giunto uno degli esposti anonimi redatti dall’avvocato siciliano Piero Amara per mettere in piedi una sorta di depistaggio delle indagini sull’Eni per le tangenti versate dal colosso petrolifero in Nigeria. Per i giudici messinesi, Capristo avrebbe inviato l’esposto anonimo non ai colleghi di Milano, competenti su quella vicenda, ma a Siracusa dove l’allora pubblico ministero Giancarlo Longo, che ha patteggiato una condanna per corruzione e associazione a delinquere, su input di Giuseppe Amara, fratello di Piero e legale esterno dell’Eni, aveva messo in piedi un’indagine priva di qualunque fondamento con il solo scopo di intralciare l’inchiesta milanese in cui è coinvolto anche l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi.

 

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