Le Cronache Lucane

LEZIONI DI STILE DEL DG A CICALA

Il “Re” Cicala ha perso uno dei suoi più stretti, il Dg Agostino, ed è rimasto solo col “valvassore” Mauella. Le dimissioni da Dirigente generale del Consiglio regionale hanno sempre più, il giorno dopo, lo status di irrevocabilità. Agostino rompendo il vincolo feudale della fedeltà assoluta e totale, appare lanciato verso il riconoscimento di “eroe dell’indipendenza”. Una fellonia, quella del Dg, senza precedenti nella storia della Regione Basilicata. Lo strappo tra il presidente del Consiglio regionale, il leghista Carmine Cicala, e il suo Dg, Arturo Agostino, pare non presentare margine alcuno per eventuali manovre di rientro e, di conseguenza, revoca delle dimissioni dall’incarico. Agostino rimarrà il tempo necessario all’individuazione del suo sostituto, dopodiché non calpesterà più il ponte levatoio per varcare le soglie d’ingresso del reame di Cicala. Il Dg, ieri, nel proseguire il giro di telefonate per informare della propria decisione si è trovato dinanzi a interlocutori già edotti: Cronache Lucane lo ha anticipato. Catalogare lo strappo del Dg come sintomatico, potrebbe non esser sufficiente: è molto di più. Sia per la natura dell’incarico, e tutti gli elementi satelliti, che per le vicende, la somma dei vissuti negativi, ogni nuovo intreccio andava a scrivere, a matita, una riga in più sul foglio delle dimissioni, che per il personaggio controparte, Carmine Cicala, che per altri motivi ancora. Quello del Dg Agostino è, o meglio era, uno degli incarichi più solidi in quanto basato su un accordo di tipo fiduciario. Cicala non se lo è trovato, lo ha scelto ad Agostino e non lo avrebbe sostituito se non costretto per cause, come le dimissioni, indipendenti dalla sua volontà. La fiducia, dettaglio che funge da discrimine fondamentale, è venuta meno nello scelto, Agostino, nei confronti del selezionatore, Cicala, che aveva preferito proprio lui rispetto alla platea di quelli disponibili. Il “Re”, però, è stato a guardare, più causalmente che casualmente, e il “valvassore” ha vinto, nella realtà perso, la singolar tenzone. Perchè il coordinatore della Struttura di informazione, comunicazione ed eventi del Consiglio regionale, Pierluigi Barrese Maulella, con le sue ingerenze e il suo debordare in vicende amministrative che esulano dal suo incarico, ha contribuito a edificare, pietra su pietra, la convinzione in Agostino che cosa buona e giusta fosse mollare. Lo stesso Maulella, però, pare sia stato, a sua volta, lo strumento nelle mani di Cicala per imporre alcune decisioni al Dg. La triade, Cicala-AgostinoMaulella, come un CdA di tre componenti nel quale però per avallare le velleità una volta di uno, una volta dell’altro, sempre gli stessi due contro uno. Agostino così trasformato in «vaso di coccio tra i vasi di ferro».Trovano ulteriori conferme determinate ricostruzioni per le quali sin dall’inizio, Agostino è stato nominato a metà giugno scorso, al Dg sono state come imposte delle scelte che lui, invece, proprio per la conoscenza della macchina burocratica, ha iniziato la sua attività nella Pubblica Amministrazione nel 1995, avrebbe fatto a meno di portare a conclusione. Ciò anche per timore di incappare quantomeno nella rete della Procura della Corte dei Conti di Basilicata, che poi finanziariamente, ai fini di eventuali e futuri risarcimenti economici, si sarebbe rivalsa anche, ma non solo, su di lui. Dopo pure i vari articoli di Cronache Lucane sul duo Cicala-Agostino, parrebbe che da un certo momento in poi la frase “così andiamo a finire sui giornali”, intesa nell’accezione negativa, sia stata acquisita come patrimonio dialettico di Agostino nei suoi tentativi di far cambiare idea al presidente del Consiglio regionale. Non a caso, puntualmente, il finire su Cronache Lucane, è circostanza verificatasi. Ad ogni modo ad onta di quanto paventato dai Cicala’s, sindaco di Viggiano, Amedeo, incluso, non c’è un quotidiano contro per partito preso. Proprio le dimissioni del Dg Agostino possono rappresentare l’esatto contrario. Per finire il Dirigente generale in così palese dissidio col presidente, un precedente storico in Basilicata, tanto da rassegnare le dimissioni, se qualcosa al limite della trasparenza e border line con la legalità c’è, sarà in Consiglio. La differenza tra l’altro intuitu persone, Pierluigi Mauella, e il Dg Agostino è che mentre il primo è un esterno puro, finito l’incarico non ha il “paracadute” dello stipendio statale, il secondo no. Dettaglio non secondario per una vari ordini di ragioni. Sulla divisa da “eroe dell’indipendenza” di Arturo Agostino, una spilla va appuntata: la rinuncia, contestuale alla decadenza dall’incarico, di decine di migliaia di euro. Facendo un conto arrotondato per difetto, Agostino, calcolando il totale sottraendo agli stipendi da Dg l’entità di quelli da Dirigente, il ruolo che tornerà a ricoprire, di fascia più alta, ha rinunciato ad almeno 150mila euro. Il Dg Agostino, pertanto, ne deve aver viste di cose, verosimilmente di un valore economico maggiore di quello citato, ricordando il rischio Corte dei Conti, a limite e border line per rassegnare dimissioni che valgono almeno 150mila euro.

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