Le Cronache Lucane

VULTURE, BANDA DEGLI ALBANESI: 1° ARRESTO


Si stringe il cerchio della Procura di Potenza sulla banda dei ladri albanesi pronta a colpire nel Vulture-Melfese e che è riuscita a sottrarsi all’arresto solo grazie a una spericolata e pericolosa fuga con sparatoria, che ha messo a rischio anche la vita dei Carabinieri di Melfi. Fondamentale il lavoro dei Ris di Roma per risalire dalle tracce biologiche ai nominativi dei soggetti ricercati. Uno di loro, il 35enne M.K è stato arrestato e come disposto dal Gip di Potenza, già condotto in carcere. Continuano le ricerche degli altri 2 della banda, al momento irreperibili.

Ma l’arrestato potrebbe iniziare a collaborare facilitando le ricerche. I tre cittadini di origini albanesi, tutti risultati dimoranti in Campania, sono accusati, a vario titolo ed in concorso, di furto aggravato, ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. La vicenda ha origine il pomeriggio del 13 novembre 2018. Un cittadino aveva notato, nell’area industriale di Rapone, un’Audi S6 con a bordo alcuni individui sospetti. Le ricerche, immediatamente diramate, consentivano ad una pattuglia della Stazione Carabinieri di Atella d’intercettare, per prima, la potente autovettura segnalata che si dava alla fuga. Ne nasceva un inseguimento con il coinvolgimento di diverse pattuglie sino al Comune di Barile dove, sul viadotto “Scescio” della SS.658 “Potenza — Melfi”, c’erano appostati con un posto di blocco stradale i Carabinieri di Melfi.

L’albanese alla guida dell’Audi, però, “braccato” invece di arrendersi, accelerò quasi investendo i militari che esplosero anche alcuni colpi di arma da fuoco. Nell’immediato, gli albanesi abbandonarono l’auto per proseguire la fuga a piedi. Giunti a Ginestra, rubato un altro fuoristrada, pensavano di averla fatta franca. Ma di nuovo i Carabinieri intercettata l’auto fecero scattare un nuovo inseguimento. La banda degli albanesi, raggiunta la provincia di Avellino, decise di abbandonare anche il secondo veicolo rubato per scappare attraverso l’alveo del fiume Ofanto. Da allora si erano perse le tracce. Ma le impronte lasciate sulle due auto rubate, nonchè sui vari indumenti e attrezzi atti allo scasso, trovati nel cofano dell’Audi, hanno permesso agli investigatori di proseguire le ricerche con altri mezzi. Dopo oltre un anno, finalmente il primo arresto di uno dei tre della banda.

 

 

 

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