Le Cronache Lucane

A BELLA DON MARCELLO RACCONTA “LUPARE ROSA”


Nella sala consiliare del Comune di Bella, l’Associazione “Io Isabella” ha presentato l’ultimo libro di Don Marcello Cozzi “ Lupare rosa”. A raccontarci la serata Mario Coviello: Rosaria Lamorte, presidente dell’Associazione, con tutte le socie e i soci ha preparato la serata con cura. Locandine, inviti, la sala consiliare riscaldata e un rinfresco per i convenuti con le torte fatte in casa da donne che lavorano, curano la famiglia e la casa e si impegnano da anni nel sociale per offrire ai cittadini di Bella occasioni di crescita.“Lupare rosa”racconta le storie di Cetta,Angela,Tita, Annunziata,Rossella, donne che sono state uccise perchè hanno avuto il coraggio di ribellarsi a mariti e compagni mafiosi. E Luciana Roscigno, Angela Carlucci,Daiana Ferrone e Rosaria Lamorte, leggendo le pagine del libro di Don Marcello Cozzi ,hanno dato loro voce, sangue, emozione e il numeroso e attento pubblico presente ha “sentito”, vissuto le loro lacrime, paure, angosce, coraggio.

Don Marcello presenta il suo libro così :«In tutti questi anni la ’ndrangheta l’ho vista negli occhi spenti e rassegnati di chi subisce impotente le sue angherie senza la minima capacità di alzare la testa; l’ho incrociata nella vita ridotta a brandelli di chi invece quella testa l’ha alzata pur consapevole di aver ormai perso tutto, tranne la propria dignità; l’ho ascoltata nel racconto infinito di chi parlandoti del fratello, del padre, del figlio le cui vite innocenti sono state stroncate dalla bestia mafiosa, è come se in un certo senso ti volesse infondere quella rabbia, quel dolore e con essi quell’ansia inestinguibile di verità e di giustizia in virtù delle quali mai fermarsi o arrendersi. E l’ho toccata con mano, infine, nel tormento indicibile di chi a quel mondo è appartenuto, ne è stato servo e cortigiano, nel suo nome ha ucciso e sparso sangue, finché i morsi della coscienza non hanno iniziato a divorarlo gettandolo in un baratro senza fondo. Alla presenza del sindaco Leonardo Sabato i presenti hanno anche chiesto se Don Marcello avesse paura nel suo impegno di “accompagnatore”, se le donne che racconta si aggiungono, in qualche maniera, alle vittime di femminicidi, e sopratutto se crede che per il nostro sud ci sia speranza, futuro, ma il parroco ha risposto: «non ho soluzioni ma credo fortemente nella necessità di combattere la “cultura mafiosa”anche raccontando storie come queste».

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