BASILICATA, CAPORALATO: 6 ARRESTI


Caporalato nel Potentino: 19 indagati e sei persone, tra cui Michele Pinto, ritenuto il promotore dell’associazione, ai domiciliari. Le indagini della Polizia di Potenza, coordinate dal Pm Capone della Procura del capoluogo, hanno permesso di sgominare una organizzazione criminale che dal 2014 ha sfruttato, come ha sottolineato il procuratore capo Curcio, centinaia e centinaia di lavoratori extracomunitari, in maggioranza di origine magrebina e dell’Africa subshariana e per lo più impiegati nella raccolta del pomodoro e dell’uva. Territorio di caccia dell’associazione criminale . i territori dei comuni di Lavello, Venosa, Montemilone, Maschito, Palazzo San Gervasio e Banzi.La bidonville, invece, la struttura ghetto denominata la “casa gialla”, era sita in contrada Matinelle. L’indagine è partita da un controllo effettuato dalla Squadra Mobile di Potenza nell’agosto 2017 nel corso del quale fu arrestato uno dei caporali, mentre trasportava a bordo del suo autoveicolo un gruppo di braccianti. Nella circostanza fu sequestrato il foglio della contabilità contenente un elenco di 91 nominativi con a fianco riportate delle cifre messe in colonna sotto la scritta “bins”, ossia cassoni. Da quel caporale, gli investigatori sono poi riusciti a ricostruire la mappa dell’intera organizzazione. I braccianti sfruttati venivano alloggiati all’interno di ruderi fatiscenti privi di alcun tipo di servizio, illecitamente venivano “reclutati” per strada da intermediari pronti a esigere del denaro per il loro trasporto, sostentamento e per qualsiasi altro servizio collaterale. Gli extra comunitari, inoltre, venivano illecitamente pagati quasi sempre non a tariffa oraria come previsto dai contratti collettivi di lavoro e dalla legge, ma a cottimo, per pochi euro per ogni “bins” da tre quintali, riempito con il prodotto raccolto e, laddove pagati a tariffa oraria, la stessa era di oltre il 30% inferiore rispetto a quella sindacale. Dalla paga già residua andavano poi detratte molteplici voci di costo quali, la percentuale del caporale, intorno al 10%, il pagamento del trasporto dalla casa gialla ai campi, e qualsiasi tipo di servizio. Solo dietro pagamento i braccianti  potevano accedere ad acqua potabile, cibo e energia elettrica per poter ricaricare i propri telefoni (50 centesimi al giorno a fronte di una paga oraria irrisoria, così come 50 centesimi venivano chiesti per usufruire del bagno.

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