Le Cronache Lucane

FRANCESCA SASSANO: IL VOCABOLARIO

Il vocabolario di Francesca Sassano.

C’era una volta una bimba,che con gli anni non era certo rimasta tale. Per il suo primo anno di scuola superato bene, aveva ricevuto in dono dal padre un vocabolario. – Ti aiuterà nella vita – le aveva detto – per avere sempre le parole giuste. Anche per tacere, quando esse non sono richieste. Vedrai sarà il tuo migliore amico. Devi leggere, questa estate, molte pagine al giorno … fino a scoprire l’ultima parola dell’ultimo rigo, nella pagina che chiude … ZUZZERELLONE -. La bimba, allora, sgranò gli occhi e pur volendo tanto, ma tanto bene al padre, si sentì molto infelice. Aveva trascorso un intero anno, china sui libri, la maestra aveva elogiato pubblicamente i risultati raggiunti e le sue capacità di applicazione e ora, in premo, riceveva … un vocabolario! La prima cosa che Lei comprese fu che il mondo era proprio strano! Quello degli affetti ancora più incomprensibile. Comunque era educata a obbedire, a farsi piacere il dovere come fosse un gioco, di cui ci si poteva impadronire del meccanismo. Iniziò subito a leggere. Il vocabolario era grande e pesante. Non aveva mai visto un numero così enorme di pagine: i suoi libri erano sottili e colorati, qui solo righe fitte e strette. Non poteva farcela… Trascorse tutti i pomeriggi di quell’estate, china in salone con il vocabolario che le scivolava dalle gambe su cui era fermo, con le dita che si perdevano sul ruvido della carta per mantenere il segno delle parole e con la testa che volava ogni quattro di esse, fuori dalla finestra, negli odori dell’estate e tra le voci degli altri bimbi che giocavano fuori nel cortile. – Tana – loro gridavano, interrotti dai colpi di una palla contro il muro.
Lei immaginava, ma non si muoveva e andava avanti nella lettura, più le sembrava impossibile giungere alla fine, sempre la sera la trovava lì, china sul grosso tomo di carta. Quell’estate passò comunque in fretta, come tanta parte della sua vita. Non era più una bimba e già molte volte lei aveva mutato casa ed abitudini. In ogni trasloco, ecco che appariva il mattone, sempre più rovinato e rinforzato nel dorso, inutilmente aperto. Non ricordava nulla, solo l’immagine tenera di una bimba con le mani troppo piccole per un libro così grande! Continuava a portarlo con sé. – Arriverà il tempo – diceva a se stessa – che potrai leggerlo tutto e finalmente avrei le parole giuste e anche i migliori silenzi. Sì, perché la sua vita aveva certo risentito di quella mancanza. Troppe volte lei aveva detto molto, poche volte aveva taciuto. Forse ad un passo dai capelli bianchi avrebbe finalmente letto tutto … e la sua vita allora sarebbe cambiata. Era quello che pensava spesso e fu così che un giorno, non sappiamo bene come, perché neanche lei ne ebbe attenzione, si trovò alla fine dei suoi giorni. Incredibile a dirsi, mentre volava leggera, con lei viaggiava il suo vocabolario. – Ecco- pensò – è questa la punizione divina. Non ho mai avuto speranza di paradiso, neppure disperazione d’inferno. Alla fine, ci sarà un lungo purgatorio: io e il mio vocabolario. Solo non capiva come mai giunta lì, la porta non si apriva. Non poteva essere uno sbaglio, si sa certe chiamate non fanno errori! Eppure la facevano attendere… Un pensiero varcò rapido la sua mente: – che fosse già iniziato il purgatorio? Doveva quindi, aprire subito il vocabolario! Questo pensiero fu sostituito da un altro:- Forse ci sarà una specie di interrogatorio… che parola terribile! Meglio dimenticare, almeno qui non può essere A-DOMANDA-RISPONDI !- Finalmente la porta si aprì. Lei continuava a non vedere niente, sebbene si sforzasse di avanzare con quel pesante vocabolario. Sì, perché nonostante le avessero sempre detto che tutto diventa leggero, il vocabolario era rimasto con il peso di sempre. Nel silenzio, lei che non aveva fatto tesoro dell’attesa, prese la parola e disse: – Ho qui il mio vocabolario, ma non so nulla di ciò che è contenuto. Per l’ansia che ha caratterizzato la mia precedente e conclusa esperienza terrena, Le dico, facciamo in fretta, mi dia la pena da scontare … così inizio subito.- Dopo un pò di silenzio, una voce senza volto le venne in risposta :- La vedo confusa. Qui non diamo pene a nessuno.- – Mi scusi – disse Lei sempre inopportunamente – ma io pensavo… insomma, qui non ci stanno tre spazi, da occupare in base alle diverse situazioni?- – No, questa è una fantasia. Serve ad andare avanti senza commettere troppi errori. In pratica era un messaggio che andava bene molti anni fa, adesso non tanto. – In che senso? – disse lei sgomenta. – Come può vedere, qui non si vede nulla. E non potrebbe essere diversamente. La contemplazione è priva d’immagini umane.- – Sì – disse lei ancora più disorientata – allora cosa serve il mio vocabolario?- – Eh, no quello serve, assolutamente, anche qui. La voce sopravvive sempre a se stessa.- – Mica vero, io e lei qui parliamo, ma nessuno ci sente. Io ormai non parlo più.- -Certo, era anche ora, non le pare?- – In che senso … – disse lei, celestemente irritata- -Dopo tutto quello che ha scritto… parlerà per secoli, fortunatamente solo a chi vuole sentirla!- -Ah, ho compreso, se mi voleva consolare non c’è riuscito… ma d’altra parte ormai non serve… dilettante ero e tale rimarrò nella memoria.- -Lo sa qual è il suo difetto?- -Mi dica, Lei può dirmi tutto – -Non ha letto bene il vocabolario..- -Cioè…-
-Prenda la pagina e a dilettante, troverà scritto : chi pratica un’attività, si dedica a uno studio non per professione ma per amore della cosa in sé o per passatempo cioè amatore, appassionato…. le sembra poco?- No, effettivamente non l’avevo mai letta così la mia storia. Però mi consenta, non sono approdata a nulla..- -Ci risiamo, letto poco e male. Non è brava come pensa. Forse dotata ma poco applicata.- -E’ impossibile, ho dedicato tutta la mia vita ….-

  • Allora, facciamo un ripasso rapido, perché qui al punto in cui siamo,ogni spiegazione è già superata,veda “dedicato” , come prima accezione!-
  • Votato al culto, consacrato… effettivamente non sono mai entrata in un monastero, per restarci. –
  • Vede, la sua sofferenza è solo un uso improprio delle parole. Eppure suo padre le donò il vocabolario…-
  • Si, ed io trascorsi tutta l’estate a leggere, fino alla fine. Ci arrivai in tempo per l’ultima parola!-
  • E poi cosa fece ? –
  • Nulla, avevo concluso.-
  • Ecco, vada a vedere il termine … sul vocabolario.
  • Compiuto, terminato. –
  • E lei pensò a sette anni di avere terminato? –
  • Certo, ero appena all’inizio… poi, sono andata avanti.-
  • Sì, ma ad orecchio e debbo dire , che nonostante tutto, ha fatto molto.-
  • Quindi, anche senza vocabolario..-
  • No, del vocabolario non si può assolutamente fare a meno. –
  • Va bene, ho compreso. Leggerò il vocabolario per l’eternità.- TRIN , TRIN, TRIN – Il suono della sveglia. Lei apre gli occhi e la prima cosa che vede sono le foglie dell’albero della sua finestra, poi sente il sottile pigolio dei passeri d’inverno, in aggiunta al solito silenzio della sua stanza da letto. È ancora lì. Non si chiede nulla. Sa solo che finalmente ha trovato il suo vocabolario. Scorrerà piano ogni pagina, senza saltare quella che contiene dolore, perché solo così potrà arrivare a quella che recita piacere. Leggerà tutto, questa volta, e accetterà di incontrare quella che contiene paura perché solo così troverà più avanti quella che porta soluzione. E tornerà sempre a quella iniziale, che contiene amore, per non dimenticare la fortuna di sentire, oggi come ieri a dispetto del tempo. E, in fondo, nel vocabolario nell’ultima pagina non troverà mai la parola fine…
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